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Le nuove povertà

Io cìavevo una cosa importante per la testa, solo poi dopo, da questa cosa, il lavoro mi ha sviato. Che io è ormai un po’ tempo che mi tocca correre a delle conferenze stampa e io ci vado ché poi dopo devo preparare dei pezzi da mettere in tutta fretta su internet. Come me, altri colleghi. Solo che tra tutti questi colleghi ci è sempre delle gente nuova. E di strano ci è che questa gente, alle conferenze stampa, (e all’ultima il numero era impressionante) ci vengono, che mica devono scrivere in tutta fretta qualcosa, io son sicuro che questa gente ci vengono ché alla fine c’è sempre un corroborante rinfresco. Epperò quello che volevo dire di importante è che, vederli mangiare, questa gente che vengono alle conferenze stampa senza dover poi dopo scrivere in tutta fretta qualcosa, uno lo capisce che si sconfina di molto lo scrocco. Questa è fame vera.
Eppure nei supermercati c’è pieno di grandi offerte.


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Mission impossible

Non solo nei film, anche nella realtà succede, succede che l’impossibile diventi possibile, diventi improvvisamente realtà. Una realtà del tutto inaspettata. Per cui, cari sodali, è con molto piacere che vi annuncio che ho finalmente trovato lavoro e soprattutto che in meglio non potevo sperare.
Non posso ringraziare tutti, la lista sarebbe troppo lunga e sinceramente rischierei di dimenticare qualcuno, anche perché ho solo un’idea parziale di chi abbia contribuito al miracolo. Perciò lancio un ringraziamento globale a tutti, anche ai lettori di questo foglio, ché mi avete sostenuto nei momenti difficili. Non ho ancora realizzato: tanta fortuna non me la sarei mai aspettata, davvero.
Sono ore, che per festeggiare, giro in tondo su me stesso come un danzatore sufi, braccia aperte e Coconut Skins nelle cuffiette. Come faccio a smettere?


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I primi risultati

Il post di venerdì scorso ha mosso un po’ le acque. Il Corriere del Ticino ha ripreso e ampliato il mio appello. L’articolo lo potete leggere per esteso da Luca oppure in versione originale. In seguito alla sua pubblicazione ho raccolto molti incoraggiamenti, qualche prezioso contatto e un paio di colloqui. Adesso devo farmi valere come mai in vita mia. Per tutto questo non finirò mai di ringraziare l’amica Nina e il suo spirito indomito. Anche la blog ballotta ha fatto la sua parte, un grazie a Pascal, Luca, Stefano e Samuele che hanno ripreso lo sfogo sui rispettivi blog e a tutti quelli che sono passati di qua, anche solo per un sospiro.

Update: i tipi de il caffé hanno fatto un altro pezzo. Adesso basta.


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Con le pezze al culo

Scusate il francesismo, ma ho perso la pazienza e anche la speranza. Sono stufo marcio e non so più che pesci pigliare. Sia mai che dalla conoscenza condivisa del ueb 2.0 non possa nascere qualcosa di interessante. Sono mesi ormai che sto cercando un’occupazione. Sempre ad un passo, poi però scelgono un altro. Mancano gli agganci, lo so. Forse faccio una cattiva impressione, non so dove sbaglio, ma sbaglio, questo è certo. Tocca inventarsi qualcosa di nuovo. La ricerca di un lavoro è ormai un incubo, e non solo per me. Da tempo ho riposto ogni speranza di trovarlo affine al mio profilo, mi accontento di ogni cosa, purché dia la possibilità di vivere dignitosamente. Per ora questa scelta non ha portato alcun risultato concreto.
Giacché conosco bene la società in cui vivo, so che nessuno dà niente per niente, per cui, sentite bene, sono disposto a elargire la dignitosissima somma di franchi 1000 (circa 700 euro) a chi mi darà un lavoro confacente alle mie capacità, con regolare contratto a tempo indeterminato. Di più non posso, già così ho prosciugato i miei scarni risparmi. Badate che non sto affatto scherzando. Sono uno di parola, io. Almeno quello. Sono disposto a lavorare in Ticino, in tutta Italia, a Zurigo e a Ginevra un po’ ovunque, insomma. Sono pulito, discreto e faccio il mio in maniera professionale, se è il caso riduco le ambizioni di carriera a zero. Per coloro i quali fossero davvero in grado di, trovate il mio curriculum gliggando gui. Ah, dimenticavo, gentile lettore, falla girare, la mia disperazione sotto forma di appello, che avevi capito.


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Le parole che leggo di più

Egregio signor Capobianco

La ringraziamo per la sua candidatura e per l'interesse rivolto al nostro istituto.
Dopo aver attentamente valutato la sua documentazione dobbiamo purtroppo comunicarle che abbiamo scelto di proseguire il processo di selezione con altri candidati.
Ci dispiace pertanto di non poter dar seguito alla sua richiesta.

Con l'augurio di trovare presto un'opportunità di lavoro che soddisfi le sue attese, la salutiamo cordialmente.

Tutti insieme!

Domani mattina, poco prima del rintocco di mezzodì, un piccolo Blogger Ticinensis si recherà in una grande città, nella sede di una grande azienda, per sostenere un colloquio di grande importanza.
Per realizzare questo suo unico e irrinunciabile desiderio, egli non può far altro che richiedere il vostro invito ad entrare nel deretano di un enorme e ignaro cetaceo.
Nel caso voi siate delle anime pudiche e sensibili potete aiutarlo in altri modi. Ecco cosa è stato previsto dal Comitato Centrale del Bloggo Intestinale.

Per i credenti:
osservate quindici secondi di silenzio con sguardo rivolto verso il cielo, tenendo le mani in posizione votiva. Passato il silenzio pronunciate, per tre volte, una raccomandazione al padrone di casa del tipo: “Oh Signore aiutalo a trovare la sua strada”.

Per i laici, agnostici e atei:
osservate quindici secondi di silenzio ad occhi chiusi tenendo le braccia conserte. Passato il silenzio pronunciate, per tre volte, una raccomandazione del tipo: “Vai Matteo quel posto è tuo”.

Se non mi prendono vi vengo a prendere uno ad uno.

La mente vacilla

Da questa sera si ricomincia, per l'ennesima volta. Sono stufo di costruire, chiudere e ripartire da zero. Oramai non ci sono più dubbi: in questa società è più difficile trovare un lavoro fisso che del ghiaccio al centro dell'inferno. Fanculo!!
[Alle sette era ancora buio. Sono uscito di casa per andare a lavorare. Nel tragitto ho incrociato una ragazzina vestita da pagliaccio che tornava a casa dopo una notte di festeggiamenti. Fa piacere sapere che c'è ancora qualcuno che ha voglia di festeggiare, nonostante tutto. Nonostante il carnevale].

Ne travaillez jamais

Da domani si comincia. Andrò a lavorare in quel di Bellinzona e mi occuperò di comunicazione interna ed esterna per le Ferrovie Federali Svizzere. Niente male direi. I colleghi mi sembrano delle gran persone e l’ambiente ha l’aria di essere molto familiare. È un lavoro a tempo determinato, ma cercherò di prolungare la mia permanenza in FFS il più possibile. Voi fate il tifo, io vi sentirò.

Il libero mercato

Cercare lavoro è un lavoro. Purtroppo è un lavoro non pagato. È un po’ come fare la casalinga, stesse frustrazioni e medesime ricompense.

È molto faticoso scrivere una lettera di motivazione che catturi l’attenzione del futuro (quanto improbabile) datore di lavoro. Le gocce di sudore scorrono copiose se si vuol redigere un curriculum come dio comanda, e poi bisogna pure pensare alla propria immagine. Non è indice di alta intelligenza sociale andare ad un colloquio in ‘Diesel’ senza un orecchino o senza un enorme tatuaggio in bella evidenza sul bicipite scolpito. Così come se si va in banca sarebbe buona cosa presentarsi con bel vestito gessato, magari con cravatta regimental da bancario-precario.

Se poi la fortuna ti assiste e ti chiamano per un secondo colloquio i problemi si fanno seri. Non solo l’apparenza, ma anche la sostanza: bisogna saper parlare con una buona proprietà di linguaggio (magari in due o tre lingue) dando l’impressione di saperne a mazzi. Naturalmente senza far trasparire la minima emozione, l’agitazione in una situazione di stress non viene vista con clemenza. Il linguaggio del corpo deve essere consono alla situazione. Niente gambe accavallate, niente braccia conserte, niente mani nei capelli e soprattutto, mai, dico mai, toccarsi il naso.

Nei casi in cui si dovessero pure affrontare degli esami stile “questionario dei tre giorni” allora la fantascienza diverrebbe realtà. Cercare di rispondere alle domande senza sbellicarsi dalle risate è in buona sostanza impossibile.

Una persona che cerca lavoro deve fare tutte queste cose, ma uno che il lavoro te lo propone ne fa volentieri a meno. Gli imprenditori fanno un gran parlare di aziende basate sulla conoscenza (o knowledge based come dicono quelli veri), di comunità di pratiche, di piattaforme per la circolazione della conoscenza, di software adattivi e di sistemi intelligenti. Il tutto per essere coerenti con la filosofia e con la mission aziendale (come dicono sempre quelli).

Ma quando mandi una candidatura ad un’azienda che fa della conoscenza il proprio tratto distintivo e ricevi una risposta del genere:

Buon giorno Sig. Capobianco,

con riferimento alla sua candidatura, la preghiamo di contattarci telefonicamente per fissare un'incontro conoscitivo.

Nell'attesa, la salutiamo cordialmente.


ti chiedi davvero: “ma questo mi prende per il culo? Ha scritto due righe ed è riuscito a piazzarci uno strafalcione grammaticale, ma quale conoscenza vuole trasmettere? Non aveva molte possibilità per fare errori eppure c’è riuscito, con una precisione da fare invidia ad un cecchino”.
Secondo voi con che faccia posso andare a questo un’incontro, non sono bravo a nascondere il mio stato d’animo. Forse è meglio rinunciare del tutto, oppure posso andare e dirgli quello che penso di lui e della sua azienda. Mi riguardo Santa Maradona e prendo appunti.