E Berta filava

Io mi ricordo, ero piccolo piccolo, abitavo ancora con i miei genitori a Mendrisio, loro però erano già grandicelli, mi ricordo che in tutto quel periodo lì, tra l'infanzia e l'adolescenza, per chi è vissuto a Mendrisio diciamo dalla metà degli anni 70 in poi, c'era per tutti, in paese, questa presenza, questa cattedrale laica che ci guardava dall'alto: la vecchia filanda. Enorme e fatiscente abbandonata da chissà quanto, è diventata in un attimo il nostro parco giochi preferito. Ne sentivamo parlare a scuola, la guardavamo passandoci davanti tutti i giorni, cercavamo di scrutarne gli stanzoni, aprendo delle fessure nelle porte o guardando dalle finestre. La vecchia filanda per noi era il luogo dove passare i pomeriggi del mercoledì o del sabato, quasi ci fosse un richiamo della storia.
Poi sono arrivati gli anni Ottanta e tra l'America e la Milano da bere sembrava che la cosa più importante fosse avere un grande supermercato in ogni paese, e magari anche un paio di fast food. Allora la vecchia filanda l'hanno buttata giù in un attimo e ci hanno messo dentro un grande magazzino che a quei tempi aveva un nome, Innovazione, quasi d'avanguardia, adesso invece, il nome, sembra un arto periferico. E noi ancora ragazzini, per tutto il tempo del cantiere, andavamo nello stabile adiacente, anch'esso fatto di stanzoni fatiscenti e abbandonati, che per noi è subito diventato la nostra filanda. Avevamo anche pulito delle stanze, scritto qualche frase sui muri e poi ci han fatto capire colle buone che era troppo pericoloso stare lì, ché cadeva giù tutto. Così abbiamo abbandonato per sempre l'idea di avere un posto tutto nostro e ci siamo preparati alla grande inaugurazione: l'apertura del supermercato. Ai nostri occhi sembrava un sogno anche quello, avremmo avuto un intero reparto per i videogiochi, avremmo potuto vedere i televisori, gli stereo e ascoltare tutti i cd che volevamo a pochi passi da casa.
Adesso io i ragazzini non so davvero che sogni hanno, però mi vien da pensare che le cassandre che dicono sempre che la storia prima o poi si ripete, che bisogna stare attenti, forse ci hanno ragione, ché adesso il posto dove c'era la filanda, e poi per tanti anni non c'è stato più niente, e poi dopo è venuto il grande magazzino, ha vinto di nuovo il vuoto.

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Un inizio anno da ricordare



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Spartiacque

L'altro giorno pensavo al concetto di spartiacque nel senso che stavo pensando ai momenti della mia vita in cui prima ero in un modo e dopo in un altro, proprio una persona diversa per via che dentro la mia testa s'era girato su tutto.
Se io mi metto a pensare ad un cambiamento importante capitato nella mia vita, io penso al periodo che ho passato in Germania.
In Germania, avevo diciassette diciott'anni, son stato sei mesi a Freiburg a studiare il tedesco. Pensarci bene, andar via di casa a diciassette diciott'anni, quando ancora sai poco o niente della vita, è normale che dopo non sei mica più quello di prima. Sei ancora una lavagna bianca e un'occasione come quella trovi mille persone che si mettono a scriverci sopra qualcosa, anche senza volerlo.
Quel periodo lì per me è stato quel che si dice uno spartiacque, perché nel giro di poco ho buttato via tutte le certezze che avevo e ho incominciato a pensare che nella vita niente è come sembra e che la cosa più importante era cercare di mettersi dalla parte dei senza voce, avvolgere nel dubbio ogni forma di potere e guardare i fatti della vita con empatia, prima di dare un giudizio. Una roba del genere, verso i diciassette diciott'anni, complica tutto di molto, ma rende anche l'orizzonte delle esperienze molto più ricco. Questo processo di crescita, io devo quasi tutto ad un ragazzo di Bolzano che si chiama Vanni Casarotto, lui magari non si è reso nemmeno conto di aver fatto quello che ha fatto, a lui interessava suonare la chitarra, le belle ragazze e fumare. Invece a me quel suo sguardo diverso mi ha cambiato tutta la testa, al di là di tutto quello che abbiamo fatto insieme.
Adesso io mi rendo conto che questa cosa così personale non ne avevo mai scritto niente, però mi son detto vuoi che non capiti da queste parti qualcuno di Bolzano che magari conosce Vanni, e dopo com'è come non è scopro anche che fine ha fatto.
Ecco, se sei di Bolzano e conosci un certo Vanni Casarotto che gira spesso in un posto che si chiama Buco, un bar piccolissimo, digli pure che lo saluto di cuore.
Questo blog, ci ha delle responsabilità anche lui.

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Quella volta che ho tirato una fila di madonne senza prender fiato

Quella volta, mi ricordo, che ho tirato una fila di madonne senza prender fiato, era una delle prime volte che andavo a Torino, forse addirittura la prima. Ci siamo andati in treno, a Torino, non avevamo ancora la macchina, io e il mio amico Vladimiro Malservigi.
Era dalla metà degli anni ottanta che io col mio amico Malservigi Vladimiro ne parlavamo, Appena arrivano gli U2 ci andiamo senza star lì a pensarci neanche un minuto, ci dicevamo sempre io e il mio amico Vladimiro Malservigi. Il mio amico Vladimiro Malservigi era davvero un appassionato degli U2, io anche, solo, come si dice, ero consapevole che gli U2 avevamo ormai intrapreso la parabola discendente nel loro, come si dice, slancio creativo. Era la tournée di Achtung Baby, abbiam preso subito due biglietti per il concerto di Torino, ci siamo andati in treno il mio amico Malservigi, la macchina ci voleva ancora qualche anno.
Io, che c'era quella cosa della discesa nella parabola creativa che mi girava per la testa, alla fine ero molto felice di andar a quel concerto più che altro per l'avventura che rappresentava il viaggio con Vladimiro, e soprattutto perché, ad aprire quel concerto, che ormai lo stile degli U2 era tutto palco, luci, frasi ad effetto, schermi e coreografia, c'erano i Pearl Jam.
Io mi ricordo quando ho saputo che aprivano i Pearl Jam me ne sono sbattuto subito di quella roba che mi girava per la testa, la discesa della parabola creativa, come si dice, ero felicissimo di vedere per la prima volta i Pearl Jam, era, per capirci, il periodo di Ten, cioè il massimo del loro slancio creativo.
Allora io ero felicissimo, siamo arrivati a Torino, ci siam messi in un bel posto, si vedeva tutto bene, e io non vedevo l'ora di prendermi in faccia quel muro di chitarre. Alla fine ha suonato Ligabue.

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Post Sotto l'Albero

Questa è l'immagine che ho inserito nel mio Post Sotto l'Albero (pdf 6mb), famigerata raccolta di racconti natalizi pescati nell'italica blogosfera dall'instancabile Sir Squonk.
L'immagine ha lo scopo preciso di spostare l'attenzione, le parole son davvero poca roba. Invece vi consiglio di leggere con attenzione tutti gli altri, ci sono delle perle imperdibili.

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