Come ai Barcamp

Lugano, non sono io il primo a dirlo, è una città che i suoi bei problemi ce li ha da gestire. Adesso senza star qui a far giù una lista infinita il traffico, l'ambiente, l'accoglienza degli stranieri, il sostegno alle famiglie, me mi sembrano degli esempi calzanti.
Dopo poi se fermiamo in una domenica qualsiasi una coppia di Zurigo che si sta facendo la sua bella passeggiata sul Lungolago, è probabile che o il marito o la moglie, se la domanda è Come trovano Lugano, queste persone della Svizzera interna è quasi sicuro che a una domanda del genere la risposta sarebbe una fila di aggettivi positivi: è bellissima, un lago splendido e poi le montagne, è tranquilla, davvero accogliente. Direbbero così, interrogati sul Lungolago, i due coniugi delle città sulla Limmat, solo lo direbbero in Züridütsch. Con gente da fuori, giudizi così, è anche normale.
Invece, delle volte, ascoltare le osservazione di persone che stanno qua, persone che per mestiere devono star dietro al potere e avere ben chiaro le priorità da affrontare, c'è da perdere ogni speranza, il genere umano. Che uno magari di questi tempi è facile che se lo dimentica, ma io pensare al giornalista, io avevo l'idea che erano persone che andavano in giro col taccuino far delle indagini e piazzare al momento opportuno delle domande scomode.
Poi dopo, la mia prima conferenza stampa, mi è successo di ascoltare i giornalisti far le loro domande. C'era stata questa domanda fatta anche con un certo astio come a dire che queste cose, che succedono solo a Lugano, sono davvero inaccettabili, è stata una cosa incredibile. Io la faccia cattiva del giornalista ho subito pensato Dai che stavolta il politico mi va in crisi. Poi la domanda era che non era ammissibile che a Lugano ci fossero ancora dei manifesti, dei cartelloni che pubblicizzassero eventi passati, magari passati da tre o quattro giorni.
Ora, lasciando stare la risposta del politico che è stata una risposta molto diplomatica, io mi ricordo in quel momento, con tutti i problemi che ci sono in questa città, io ho pensato che i giornalisti d'oggi vengono solo a far presenza, e che forse nascondono la vera ragione che li spinge ad uscire dall'ufficio. Dopo, alla fine della conferenza stampa, del un bel rinfresco che avevo preparato, erano rimasti solo i tovaglioli.

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A Zacinto

Avvertenze: questo post è un po' lunghino, ma si legge veloce e poi ne vale la pena. La vacanza è stata bellissima e siamo contenti di rendere partecipi voi: parenti, passanti e amici. Lo stesso post viene pubblicato integralmente sia qui che di perchè è stato scritto a quattro mani, perciò non fatevi troppe domande sulle virate di stile. Siamo diversi e si vede.

Allora adesso vi raccontiamo la nostra vacanza.
“Che non interesserà a nessuno”.
“Ah perchè era interessante il tuo amico Cigarini”.
“Guarda che l'hanno sharato tutti Cigarini”.
“Se, vabbè”.

Dicevamo. Siam partiti da Forlì, che ci ha portato la Simo in aeroporto. Subito appena arrivati, la Simo ci aveva detto che saremmo stati i primi e invece c'era una fila lunghissima in cui abbiamo notato subito due gay che ci piacevano un sacco, e poi io, tutte quelle colle tette, in particolare una che aveva anche i graffi nella schiena che chissà che robe fa.
Poi c'eran due teneri teneri, lei sembrava Olivia di Braccio di Ferro o la moglie in Shining (a scelta), che avevano la carta d'identità scaduta e allora per fortuna il Comune di Forlì era aperto e corri corri che ce la facciamo.
Solo che eravamo tutti pronti, ma non ci facevano salire in aereo e dopo poco hanno annunciato un ritardo di quaranta minuti, e allora ho detto all'Elena: “Stanno aspettando il bonifico dello stipendio di luglio, quando arriva partiamo”.
Vabbè per non farla lunga ci hanno fatto partire e in men che non si dica siamo arrivati a Zante, con applauso finale all'atterraggio. Una roba assurda che succede solo sui voli italiani. Io glielo avevo detto all'Elena di prepararsi, ma lei non ci voleva credere.
Appena usciti dall'aeroporto, un tassista ci ha prelevato, ha messo le nostre valige nel bagagliaio che ne “conteneva” già diverse, ha legato il bagagliaio mezzo aperto e ci ha fatto salire con altri due italiani.

“italiani?”
“sì...”
“Ahhh! Mafiaaa! Berlusconi! Every night beautiful ladies!”
“Ecco.”
“Berlusconiiiii...”
“We are italian, but it doesn't mean that we voted Berlusconi.”
“Ahh, ahahah”
E intanto guidava in un modo che solo a Mirabilandia nello spettacolo di Scuola di Polizia poteva esser preso per normale.
Comunque in qualche modo siamo arrivati a destinazione, dove ci ha accolto Pelagia, mostrandoci la nostra stanza. Abbiamo fatto anche in tempo a provare la prima taverna, la Triodi.

Le spiagge
La spiaggia di Gerakas si trova all'interno di una zona protetta, in particolare per garantire alle tartarughe Caretta caretta di deporre serenamente le proprie uova.
La spiaggia infatti è aperta solo di giorno, e si può stare solo entro i tre metri dall'acqua, oltre non è opportuno camminare, anche se la maggior parte dei “nidi di tartaruga” sono ulteriormente protetti da gabbiette di segnalazione. In questo periodo molto affollato, inoltre, è possibile stare in spiaggia solo per tre ore consecutive. Per noi è stato un buon motivo per andare a casa a riposare nell'ora di pranzo e tornare poi al pomeriggio.
L'Elena ha trovato molto interessante andare in spiaggia anche all'alba per osservare il lavoro delle volontarie, che, ad esempio, se la tartaruga ha deposto in un posto troppo pericoloso recuperano le circa cento uova e le spostano (poco lontano) in un luogo sicuro. Ascoltava tutte le mattine la conta dei nuovi nati che devono essere una vera soddisfazione per i volontari che vengono da ogni parte del mondo.
Per il resto è una piscina. L'acqua trasparente e il fondale sabbioso.
Sulla spiaggia è possibile affittare ombrellone e due sdraio per otto euro al giorno. E una signora passa spesso con frutta e ciambelle. Una bella porzione di frutta mista viene tre euro.
La spiaggina sassosa dietro casa non credo abbia un nome, sta sotto un villone con piscina, ma è di accesso pubblico, non male per stare un po' da soli, a parte che Elena è da sandy beach, me invece mi piacevano, i sassi.
Agios Nicholaios l'abbiamo provata su suggerimento della padrona di casa, che forse non conosce Milano Marittima, perchè era una specie di Milano Marittima piena di bimbominkias (plurale) che facevano “sport” acquatici tipo farsi sballottare su un gommone trainato da un motoscafo.
Il posto in effetti era molto esotico, solo che noi proprio siamo troppo poco bimbominkias.
Tra l'altro spettacolare idea di andarci a piedi, un'oretta, tra andata e ritorno, sotto il sole a picco.
La spiaggia di Mavratzis invece ci siamo andati su suggerimento della cameriera figa (vedi sotto) che ci ha detto Andate lì, è tanto bellina. In effetti la spiaggia non è male, piccola, raccolta, senza troppi italiani e bimbominkias, c'erano anche due belle anatre che facevano il bagno con noi.
Il beach bar è una cosa enorme, sinceramente sproporzionato, considerato anche il complesso residenziale limitrofo composto da una serie infinita di appartamenti alcuni finiti altri no. L'idea che se ne ricava è di un investimento sbagliato tipo quelli dei servizi di Striscia, l'incuria e la mancanza di manutenzione fanno il resto.

I pescimerda
I pescimerda sono pesciolini che frequentano le acque di Gerakas, che scelgono un turista a caso, in gruppi da cinque o sei, e lo assillano durante il bagno. Sulle prime lo seguono timidamente, ma appena prendono confidenza, se il turista accenna a fermarsi un attimo, cominciano a becchettargli le gambe. I simpaticissimi pescimerda non ti consentono quindi di spiaggiare in pace vicino a riva.
Io ho innescato una battaglia feroce con i pescimerda, tentando di beccarli, ma sguisciano via come anguille. Inoltre il barbatrucco è sollevare i piedi, in questo caso gli evolutissimi pescimerda non ti vedono.

Le taverne
La prima cosa da dire, prima di parlare delle taverne, è una cosa generale sul cibo. A Zacinto come in tutta la Grecia, magari lo sapete già, ma è bene ribadirlo, se la cipolla e l'aglio avete delle difficoltà, allora meglio non venire in vacanza a Zante che l'aglio e la cipolla son dappertutto.
La prima taverna di cui parliamo è la Nikos che potrebbe essere la “bella napoli” di Gerakas: cibo ottimo (fanno una Moussaka - una sorta di lasagna con patate e melanzane - che è prossima all'orgasmo) prezzi modici, camerieri affabili ma tempi flessibili. Veniamo, se c'abbiamo tempo, che ci sono altri clienti, inglesi.
Però è consigliatissima. La cucina migliore che abbiamo provato. Abbiamo speso ventotto euro.
La taverna Gerakas è l'Hanabi del posto. Ha il barettino che fa i cocktail e gli iced coffee per la spiaggia, ha il parcheggio, ha il ristorante. Si spende leggermente più che altrove (un'inezia, qualche euro) anche qui ottimo cibo, servizio impeccabile.
Una cosa che invece si spende poco, quando l'abbiam vista non ci credevamo, alla taverna Gerakas fanno dei panini enormi proprio come un avambraccio ripieno di ogni bontà, lo vendono a un euro e cinquanta, il panino-avambraccio.
Una cosa probabile, alla terza sera, hai istinti omicidi verso il suonatore di mandolino. C'è da dire che colla musica diffusa non è che va meglio, le hit internazionali di solito hanno due stagioni sulle spalle.
Poi noi abbiamo preso in simpatia la cameriera figa (soprattutto io) che va spesso “in confusion” (“don't be confused, you are so nice”) e che un giorno avevamo bisogno di un taxi non andavano i nostri telefoni e non c'erano tessere telefoniche, allora lei gentilissima ce l'ha chiamato dal suo cellulare. Qui, per una cena, abbiamo speso trentacinque euro.
La taverna Triodi è il ristorante romagnolo, in questo parallelismo. Familiare e raccolta, solo che abbiamo ordinato le cose sbagliate. Comunque è stata quella con l'olio più buono e che ci ha dato tantissima frutta in omaggio alla fine della cena (è una piacevole usanza del posto). Qui abbiamo speso una volta ventotto e una diciannove euro. La seconda volta abbiamo ordinato meglio, comunque la cucina è inferiore alle altre taverne.
Per le taverne c'è da aggiungere che hanno tutte un ampio parco giochi per bambini che possono scorrazzare in tutta sicurezza. Dirla tutta anche se dovessero giocare in strada i pericoli sarebbero nulli, almeno a Gerakas, che a questo punto si guadagna la medaglia di destinazione ideale per famiglie con pargoli agitati al seguito.

La gente a Zacinto
La gente che si trova a Zacinto parliamo prima dei greci, quelli da fuori. I greci son come gli italiani a vederli, anche la stessa attitudinie tamarra e rispettano poco la spiaggia (che ricordiamo è una riserva protetta). I greci passeggiavano spesso all'interno della spiaggia fregandosene delle uova di Caretta caretta e poi così, perchè fa la pelle lisca, si prendevano anche dei pezzi di roccia fangosa da mettersi sulla pelle, che la rende tanto liscia come le creme dell'orealparis. Per queste cose greci e italiani: uguali uguali. Poi i greci di diverso c'è che parlano sempre, dodici ore su dodici e siam fortunati che di notte dormono. Una cosa che mi sembra un po' diversa dagli italiani è che ultimamente in Italia non si può più fumare da nessuna parte e questa roba secondo me ha intaccato un po' l'idea che fumare fa figo; ecco invece a Zacinto fumare fa ancora figo e fuman tutti dodici ore su dodici e siam fortunati che di notte dormono. La cosa che poi dei greci mi manda ai matti fumano tutto il giorno in spiaggia che diventa anche il loro posacenere e di filtri c'è piena la sabbia. Fortuna che i volontari la sera passano a raccoglierli. Invece una cosa bella dei greci, che in Italia resterà un sogno, guardi in televisione tutti i film in lingua originale con i sottotitoli. Infine un'altra cosa che non sembra vera è che a Zacinto tutte le case ci hanno un bel impianto fotovoltaico in giardino, anche la casa della nostra Pelagia. Mentre nemmeno a morire trovate una wi-fi, ma siamo in un'isola, almeno in vacanza.
Poi dopo ci sono gli altri turisti in media si comportano meglio, sono perlopiù inglesi, tedeschi e olandesi. Una cosa che mi impressiona degli inglesi, quando girano con la famiglia è vedere i bambini piccoli, possono avere anche due o tre anni eppure l'inglese lo sanno benissimo: da star male dall'invidia, la pronuncia.

MiniMarket
C'è un negozietto vicino alla spiaggia dentro c'è tutto, c'è tutto quello che serve: beni di prima necessità frutta verdura pasta e robe per la casa. La signora che lo tiene ci ha dato i primi rudimenti in greco e noi abbiamo apprezzato. I pomodori son grandi come cocomeri e sono buonissimi, le pesce son grandi come meloni e son saporitissime, i meloni e i cocomeri sono buoni e grandi giusto. Poi ci sono delle bottiglie di olio extra vergine d'oliva che qua deve essere come la cioccolata in Svizzera è una roba buonissima e vien voglia di berlo a canna, l'olio extra vergine d'oliva. Il MiniMarket se proprio dobbiamo trovare qualcosa, ci sono i giornali, anche quelli italiani, son sempre quattro o cinque giorni indietro. Questa cosa del rifornimento è una cosa che merita una riflessione che magari venire qui dall'Italia si è abituati ad avere tutto e subito invece qui è normale andare in un bar ordinare da bere e sentirsi dire che la vodka l'han finita, che la tequila mi dispiace e la spina l'ultima l'han servita proprio due minuti fa. Una cosa del genere in Italia vedi subito il barista che cambia quello che c'è da cambire oppure va in cantina a prendere la vodka e quello che manca. A Zacinto no. Se qualcosa manca, manca proprio, e bisogna aspettare il prossimo rifornimento.

Areti-Orfeas e Pelagia
Lo Studios (che sarebbe un appartamento) che abbiamo preso in affitto si trova dentro questa casa, Areti Orfeas, che è il nome dei bambini di Pelagia. Pelagia (Pelaghìa), la padrona di casa, è una ateniense innamorata dell'isola, e delle sue spiagge, che ha deciso di passare qui le sue estati e di farlo insieme ai turisti nella sua casa. Ora come ora siamo in ventuno, ci dice lei, ma noi mica ce ne eravamo accorti, perchè gli appartamenti sono ben isolati acusticamente e disposti sui quattro lati della casa, e se non fosse che ogni tanto vedi passare in giardino qualcuno, non lo sapresti mai.
Il posto è davvero a due passi dal mare, circa cento metri, e non un mare qualsiasi: la spiaggia di Gerakas.
E' il tipo di vacanza per chi non è interessato alla folla e ai comfort, ma preferisce un posto tranquillo, in cui i rumori più molesti sono i galli e cicale.
Ecco, il primo giorno, sentire il gallo alle cinque di mattina è un po' uno choc, al primo risveglio, non ero abituato, mi son scappate due madonne.
Ma ci si abitua velocemente ai ritmi e ai suoni e alle libertà che questo tipo di vacanza ti concede: quelle di far colazione, pranzare e cenare quando vuoi, non avere orari di nessun genere, avere sempre un vento dolce sul terrazzino, fare due chiacchiere, la sera, con la padrona di casa che ti offre un po' di Ouzo (un distillato di anice tipo assenzio).
L'isola è divisa in varie parti che ben poco hanno a che fare tra loro, c'è la parte dei giochi d'acqua e delle spiagge esotiche, la parte più “naturalistica” in cui siamo stati noi ed altre spiagge che non abbiamo potuto vedere. Se possiamo dare un consiglio, affittate una macchina o un motorino, se vi va di vedervi per bene l'isola, se invece dovete riposare, beh direi che questo posto è perfetto.


Postilla
Adesso io lo so che tanti di voi saran lì a pensare Ma la figa? Ecco a Gerakas di figa non ne manca, magari se vi serve proprio portare a casa meglio andare in una qualche isola più famosa Mikonos e robe così. Io delle donne del posto una cosa che mi ha colpito è che sono di tratti mediterranei ma ci hanno, le greche, come il sogno di diventare bionde, allora si fan tanto bionde, poi non sempre escono bene.
Sempre vostri,
Matteo e Elena

n.b. Qui potete vedere tutte le foto che abbiamo fatto

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Scusa Pippo

Tempo fa, magari non vi ricordate, avevo parlato di Pippo Delbono, di quanto mi piace Pippo Delbono, di quanto era bravo Pippo Delbono e di quanto ci fosse bisogno del pensiero di uno come Pippo Delbono. In quel post lì, forse fate fatica a ricordare, alla fine avevo visto il suo sito e nonostante la sua bravura mi sembrava un sito che denotava un certo scetticismo nei riguardi delle nuove tecnologie. Allora pur rimanendo dell'idea che Pippo Delbono ce ne fossero come lui, se dovevo trovare un difetto mi sembrava proprio la distanza tra il suo mondo (che è un mondo che odia la televisione che corrompe)(e un po' odia anche il computer che distrae)(e pure i telefonini che allontanano invece di avvicinare) e le nuove tecnologie.
Invece adesso con Pippo Delbono me mi tocca scusarmi che al festival di Locarno presenterà il suo primo film che si chiama La Paura, che come tutte le cose fatte da lui è un esperimento radicale, una roba molto avanti e di sicuro impatto.
Adesso essere onesti non è che uno fa un film, magari tutto in digitale, e allora si può subito dire che colle nuove tecnologie c'è confidenza, però devo ammettere che Delbono con questa scelta di lasciare da parte il teatro e di darsi seriamente al cinema, c'è da essere contenti, come amanti delle cose moderne, soprattutto dopo aver scoperto che quel film lì, l'ha girato tutto col suo telefono cellulare.

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Mio cugino

Ci son delle cose, nella vita, che son davvero difficili da dimenticare. Io che son stato un bambino vivace, quell'albero nel giardino di mia nonna, io non lo dimenticherò mai.
Mia nonna aveva una casa vicino al lago e il suo enorme giardino ci stava come sospeso sopra. L'albero, piantato alla base di un piccolo dirupo, era un cedro libanese, uno di quelli grandi, grandissimi. Forse lo vedevo così perché ero piccolo, però davvero, visto anche qualche anno dopo faceva proprio impressione. L'età del cedro, secondo me poteva avere anche trecento anni e poi l'altezza, secondo me l'altezza poteva anche essere di trenta metri.
Nei pomeriggi d'estate con i miei amici correvamo giù dal dirupo e lanciavamo le corde sui rami per arrampicarci e urlare come tarzan. Nonostante le raccomandazioni della nonna ricordo solo qualche sbucciatura.
Con il passare del tempo mi sono sempre più abituato a guardalo e basta, al massimo a goderne dell'ombra. Questo fino a un paio di anni fa.
È stato mio cugino che ha iniziato a insistere che copriva la vista lago e che poi lui sul quel terreno ci voleva costruire una casa. Egocentrico e sfacciato come sempre. Determinato come il più spregiudicato dei finanzieri. Son bastati pochi permessi e il cedro libanese è sparito e sono comparse subito le modine del cantiere. Chissà che brutta fine avrà fatto l'albero. Sarà l'arredamento di un qualche grotto, andar bene.
Mi ricordo, il giorno dopo il taglio, c'era uno stormo di uccelli, tutti a volare intorno al perimetro dell'albero, tantissimi uccelli rimasti senza nido, senza il loro habitat naturale: lo cercavano senza trovarlo.
Vedere e sentire quegli uccelli vien da chiedersi quanto sia crudele un gesto del genere, quanto perdere un albero significhi anche perdere chi quell'albero l'ha abitato. Secondo me, un miracolo della natura come quello, non può essere sradicato a cuor leggero. Tanto meno da mio cugino.

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Cigarini

C'è questa cosa, di Lugano, che si sente dire in giro che Lugano è una città che la sera, per i giovani, non offre granché. Poi in giro a dirla tutta si sentono anche delle frasi più drastiche che sarebbe una città morta, una città dove regna la noia, son queste le affermazioni che si sentono dire in giro. In poche parole dovrebbe essere esperienza comune, per chi abita in questa città, che se decidi di uscire la sera, far due passi in centro, poi se sei fortunato scambi due chiacchiere se no rientri a casa e la prossima volta se vuoi scambiare due parole meglio uscire il sabato sera.
Andare a capire le cause di questo fenomeno, adesso che la città fa più di cinquantamila abitanti, secondo me la cosa più semplice è dire che chi dovrebbe organizzare non organizza nulla, che chi ha i mezzi se li tiene per sé, che chi ha dell'entusiasmo da spendere ci prova, ma poi nessuno l'aiuta. Io non lo so, magari questa semplice disamina è in parte vera, però quello che volevo dire è che forse le cose da fare non le vediamo perché non siamo più abituati a vederle. È come se questa sensazione, questa idea che a Lugano non c'è mai niente da fare, occupasse anche gli spazi d'imprevisto, impedendoci poi di vedere quello che in realtà accade. Però se per una volta lasciamo da parte questi pregiudizi, che magari in parte sono anche giustificati, uno poi qualche cosa da fare secondo me la trova, soprattutto d'estate, che in questa città, d'estate, uno deve ammettere di cose da fare ce ne sono.
Tipo era l'inizio di giugno, ero in Italia dal mio amico Cigarini che come amico è un amico che se ti vuoi divertire è davvero la persona giusta. Allora dopo che ci siam fatti tutti dei gran giri per la sua città, dopo che siamo andati in libreria, dopo che siamo stati a mangiare in piazza del Popolo, dopo che siamo stati a ballare io a Cigarini gli ho detto Forse è meglio che torno verso casa. Allora lui mi ha guardato e mi ha detto Dai che ci vediamo settimana l'altra, dimmi quando c'è qualcosa di bello, vengo io a trovarti a Lugano. Allora gli ho detto che d'estate c'è un po' l'imbarazzo della scelta che per dire c'è Ginevra di Marco che canta, c'è Stewart Copeland con la notte della taranta e se vuoi qualcosa di più tranquillo c'è anche una serata con Langhorne Slim, gli ho detto.
A quel punto Cigarini mi ha guardato e mi detto Ma Lugano non è un posto noioso? Io gli ho risposto che di quel che si dice in giro, non si deve mica fidare. Poi guarda, gli ho detto, oltre il lago e Lungolago che la sera son tutti dei pattini che viaggiano invece delle auto, quei bei concerti che ti ho appena detto son tutti gratuiti. Detto così Cigarini si è come intristito e mi ha detto che in Italia, se prendiamo un paese grande come Lugano, ma anche due o tre di paesi con gli abitanti uguale, cose del genere non le fanno mica, gratuiti poi non ne parliamo. Vederlo così, gli ho detto di non essere pessimista che in Italia se c'è una cosa che ancora funziona è la politica amministrativa, quella comunale, che basta avere un assessore illuminato che poi queste cose succedono anche in Italia.
Mi ricordo, gli ho detto, sarà stata l'estate del '98, mi son fatto un sacco di belle serate a Gallarate che c'era l'estate gallaratese, c'era ogni sera uno spettacolo gratuito davvero incredibile, tipo che ha fatto un bellissimo concerto Cristina Donà, un reading di racconti e poesie Emidio Clementi oppure un altro concerto i La Crus che ai tempi, pensarci bene sarà stato anche prima del '98, mica erano famosi come oggi.
Alla fine Cigarini mi ha detto che gli anni Novanta erano altri tempi, che oggi le manifestazioni, anche se ci hai un assessore lungimirante, qualche euro te lo chiedono sempre. Le sue parole mi han fatto pensare che a Lugano, anche se gli anni Novanta son passati da un po', si continuano a organizzare eventi senza chiedere dei soldi alla gente e questa cosa mi ha fatto sentire proprio bene. Mi son sentito così bene che poi mi è scappato un sorriso e Cigarini mi ha detto Guarda, non scherzo, invece che venirti a trovare mi trasferisco proprio, hai posto?

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Almeno secondo me #12



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