Quando a dormire, dormivo a casa dei miei, io non vedevo l'ora di andare a vivere da solo. Stare in famiglia c'eran sempre delle consuetudini da rispettare: si mangia a quest'ora, si tiene la stanza in un certo modo e non si viene a tavola in pigiama. Allora, come è normale che sia, io non vedevo l'ora di andare per conto mio per potermi svegliare il sabato a mezzogiorno, mangiare solo colla fame e guardare la televisione senza volume.
Poi ci avevo anche quella visione romantica che la casa sarebbe diventata un porto di mare: gente che vengono, gente che vanno e donne che restano. C'era questa idea della casa piena di gente ché la solitudine è una cosa difficile da sopportare: tornare la sera a casa e non trovare nessuno con cui scambiare due parole, poi a lungo andare uno tira dei pugni al muro.
Adesso poi dopo che è un po' ormai che son qui da solo, la sera torno a casa da lavoro e non trovo mai nessuno, che ognuno ci ha la sua vita, e alla fine star delle sere di fila senza parlare monta dentro una tristezza da far invecchiare.
Allora io mi son detto Dai che la chiamo, sentir la sua voce sarà finalmente la felicità. Sicché ho preso la bella abitudine di prender su la cornetta, tutte le sere, non vi dico quanto son felice, quanto è cambiata in meglio la mia vita, sentir la sua voce suadente, scandire l'ora esatta.
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