Vita da single

Quando a dormire, dormivo a casa dei miei, io non vedevo l'ora di andare a vivere da solo. Stare in famiglia c'eran sempre delle consuetudini da rispettare: si mangia a quest'ora, si tiene la stanza in un certo modo e non si viene a tavola in pigiama. Allora, come è normale che sia, io non vedevo l'ora di andare per conto mio per potermi svegliare il sabato a mezzogiorno, mangiare solo colla fame e guardare la televisione senza volume. 
Poi ci avevo anche quella visione romantica che la casa sarebbe diventata un porto di mare: gente che vengono, gente che vanno e donne che restano. C'era questa idea della casa piena di gente ché la solitudine è una cosa difficile da sopportare: tornare la sera a casa e non trovare nessuno con cui scambiare due parole, poi a lungo andare uno tira dei pugni al muro.
Adesso poi dopo che è un po' ormai che son qui da solo, la sera torno a casa da lavoro e non trovo mai nessuno, che ognuno ci ha la sua vita, e alla fine star delle sere di fila senza parlare monta dentro una tristezza da far invecchiare.
Allora io mi son detto Dai che la chiamo, sentir la sua voce sarà finalmente la felicità. Sicché ho preso la bella abitudine di prender su la cornetta, tutte le sere, non vi dico quanto son felice, quanto è cambiata in meglio la mia vita, sentir la sua voce suadente, scandire l'ora esatta.

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Due bottiglie di vino

Io adesso non so a casa vostra, ma dalle mie parti, c'è pieno, uomini di mezza età colla passione del bere. Probabilmente anche a casa vostra, che alla fine tutto il mondo è paese, che se poi stai leggendo dal veneto, state messi anche peggio. Che in veneto non lo si dice per caso, il famoso detto: A chi che no ghe piase el vin, che Dio ghe toga anca l'aqua. Che è un detto di una cattiveria, che solo i veneti in preda ai fumi.
Che io questi uomini quando li vedo me li immagino sempre che vent'anni prima erano pieni di speranze, che erano innamorati della vita e di quella Marisa che ci aveva uno stacco di coscia che faceva girare tutto il quartiere. Magari avevano anche un buon lavoro, che permetteva di sognare, in piccolo. E dopo niente: il matrimonio con Marisa è finito, allora l'uomo, che sappiamo confonde l'amore col possesso, si strugge e si ammala. Con la malattia perde il lavoro, la cerchia di amici e alla fine si cura col vino. Io quando li vedo, questi uomini sui quaranta, immagino queste cose, che magari non sono vere, ma mi mettono una gran tristezza. Tipo l'altra sera, ero a fare la spesa, c'era quest'uomo ormai prossimo ai cinquanta tutto bagnato che fuori pioveva, e mentre io avevo comprato frutta verdura e robe del genere, lui aveva preso solo due bottiglie di vino. Allora io ho pensato che mi buttava giù il cuore, un uomo solo, di quell'età, che il venerdì sera va a fare la spesa per il fine settimana e compra solo due bottiglie di vino. 
Una tristezza che non vi dico, quelle due bottiglie di vino, le guardavo scendere sul nastro trasportatore e mi dicevo Ma che razza di disperazione devi avere, comprare due bottiglie di vino, col tappo che si svita.

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Beirut - March of the Zapotec

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Le zecche e i treni paralleli

Son degli anni ormai, che io quando devo prendere il treno, ci penso un po' su e poi prendo la macchina. Questa scelta è una scelta che di solito fanno anche le persone normali, che nella loro testa l'auto non arriva in ritardo, è più comoda e gli scioperi non sa nemmeno cosa sono.
Io invece che non sono mica normale, il motivo è che a me viaggiare in treno mi capitava sempre di infilarmi nella faccenda dei treni paralleli. La questione dei treni paralleli è una roba molto delicata.
Me mi succedeva che il treno quando si avvicinava a una stazione o a un semaforo rosso, forza di cose iniziava a rallentare. Allora ogni volta che rallentava e poi magari si fermava anche qualche secondo, me mi capitava che guardare fuori dal finestrino c'era sempre un altro treno, in direzione opposta, che rallentava e si fermava anche qualche secondo. Io, ecco, tutte le volte, c'era sempre nello scompartimento del treno parallelo una ragazza che io più bella facevo fatica a immaginarla, allora ero costretto a fissarla poi lei s'accorgeva e mi guardava, allora io la guardavo, lei mi guardava, io la guardavo e poi pensavo Scendere non posso scendere, scrivere il cellulare sul vetro non lo legge giusto che viene al contrario e poi ciò il numero svizzero e non è abituata, mi resta di scendere e salire sull'altro treno, solo non è possibile. Così tutte le volte c'era da innamorarsi di una donna bellissima che non avrei mai più rivisto in vita mia. Una malinconia, quando il treno ripartiva, che era una gran tortura. E questa è una cosa che se anche te provi a sederti dalla parte del corridoio, non ti salvi lo stesso.
Allora per me l'emozione dei treni paralleli, potete ben capire, non riesco più a reggerla.
Uno, conoscermi da vicino, potrebbe pensare che visto che sono abituato ai treni svizzeri, in realtà mi danno fastidio i ritardi, gli scioperi oppure mi sembra assurdo, io che sono abituato ai treni svizzeri, trovarmi delle zecche sul sedile. Invece devo proprio ammettere che sono i treni paralleli, che io colle zecche mi son sempre trovato bene.

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