Impressioni di (fine) settembre


Per tutti quelli che amerebbero trascorrere l’estate in un fiordo norvegese, il mese di settembre costituisce un vero e proprio paradiso. Si dorme freschi e non si gronda di sudore appena dopo la doccia. Ci si prepara, chi con allegria chi con mestizia, all’arrivo dell’autunno, che rappresenta l’ultima intensa botta di vita prima del letargo invernale: temperatura mite, colori cangianti e profumi ovunque. Settembre vanta anche un’altra caratteristica, che lo rende viepiù importante: la vendemmia. Ogni paese che si rispetti festeggia il nettare di Bacco con balli canti sagre e mercatini di ogni risma. Dalle mie parti è più o meno così: una festa lunga un mese. L’intero Cantone si muove al grido di: A chi non piace il vino che Dio gli tolga anche l’acqua!!

Da questo quadro idilliaco trapela un però, ed è il post sbornia, che dopo una certa età si fatica a gestire. Ci si alza con un terribile mal di testa, si beve acqua in continuazione e non ci si veste nemmeno; tutto il giorno in polleggio sul divano. Provi a leggere, ma non riesci a concentrarti, metti su un film di Kitano prima maniera, ma dopo un po’ tutto quel sangue ti fa tornare in mente il vino e allora rischi di scappare in bagno. Io domenica ho trovato una soluzione. Ho fatto ordine in casa. Il loro disco sparato nelle casse dello stereo e via. Dopo la prima ora di intensi lavori mi sono trovato davanti ad una sorta di punizione divina: decidere se gettare per sempre una catasta di vecchie audio cassette oppure lasciarle nel loro disordine. Non le uso più, ma ci sono affezionato. Come faccio a decidere? Tanto più che non riesco mai a separarmi dalle vecchie cose. Non posso farmi trascinare dalle emozioni. Devo usare un metodo scientifico. Le ascolto tutte e poi decido. Se, quelle che mi fanno ancora battere il cuore superano la metà, le tengo, sennò, addio per sempre. Le prime nove passano senza troppi sussulti poi metto la decima e sento qualcosa di molto interessante, che vi riassumo così:

Albeggia. Il clima è rigido. L’aria del mattino ha una fragranza sconosciuta. I coniugi Stevens si accingono ad uscire di casa per compiere i gesti che affollano le loro giornate. Il piccolo Sufjan, accovacciato in una culla, si appresta ad incontrare per la prima volta i suoi genitori e – checché ne pensiate – ne è assolutamente consapevole. Attaccato al polso un biglietto: “Vi voglio bene”. È il 1975 e la sensazione è quella che le cose non saranno mai più come prima. Non solo per i coniugi Stevens. Difficile sapere se questa storia abbia giocato un ruolo nella formazione musicale di Sufjan Stevens, nella malinconia che riveste la sua voce. Di certo c’è la sua musica. Raffinata e indolente. Fitta di squarci. Musica sapientemente guidata a fotografare l’America. Quella dei perdenti, dei sottopagati e dei disoccupati. L’immenso lago d’America. Lago del tutto invisibile, cui non spetta alcuna sovranità. Patria di vite affogate nella disperazione, che non possono trovare sollievo nemmeno nelle strutture sociali che di questo si occupano. Frammenti di vita che affossano definitivamente il sogno americano. Il sospetto peggiore: pochi americani si accorgono dell’esistenza di questa moltitudine agitata. Troppo indaffarati ad ammirare le rime retoriche del loro azzimato presidente. Ma questa è un’altra storia. Michigan: Greetings From The Great Lake State prende spunto da queste storie e si confronta con una dolcezza che non so proprio dove mettere. Non riesco a capire come può nascere. Vivo una profonda dicotomia. A volte mi faccio terreno aperto. Affondo fino ai capelli nelle emozioni più suadenti. Altre volte mi sveglio. Cerco di comprendere la vita con le sue contraddizioni. Spesso cerco una risposta. Non la trovo. Mi siedo e immagino le dita di Sufjan accarezzate dal pianoforte. L’estrema grazia della sua musica m’infonde una felicità che non trova approdo. Mai. Rimane sospesa fra me e la musica. Non penso più a niente. Finalmente. Mi è pure scesa una lacrima. Timida. Solitaria. Come le note di questo disco.

Ho ascoltato tutto il nastro come immerso in una vasca di sogni. Un’ora di musica e parole ad alta intensità emotiva. Questa trasmissione radiofonica, che qualcuno riconoscerà, mi ha tolto ogni dubbio: non butto via niente. Le tengo tutte. Alla faccia del digitale e anche dei metodi scientifici.


Amari:
- Bolognina Revolution.mp3
- Conoscere gente sul treno.mp3

5 commenti:

Hai fatto, secondo me, la cosa migliore!
Pensa che ho una cassetta che ha ben 18 anni, l'avevo intitolata "tutto in una notte", sopra avevo registrato canzoni alle quali ero legata anzi, mi correggo, alle quali sono legata. L'ascolto ogni tanto, per rivivere quel passato, per ritrovarle sempre con me ... dentro di me.

Un inchino,

Simo

guai a buttare le cassette. ci sono tutti i miei anni 90, nelle cassette.

Oh sono commosso Matteo. Ricordo bene, benissimo quella trasmissione. "Greetings from Michigan the great lake state" ha dei momenti che mi tolgono il fiato ogni volta che li ascolto. Holland per esempio. E quando feci quella trasmissione il cuore mi sanguinava, credimi. Sembrano secoli fa ed e' solo un anno. Ma forse non sono piu' capace di soffrire come soffrivo allora, non so. Per me quel Prospettive fu una medicina. Dopo mi sentii subito meglio, leggero se non addirittura felice. Sulle cassette: fotografano tutta la mia adolescenza. Non so cos'altro aggiungere. I programmi di Roberto Avvignano, quelli di Claudio Sorge, quelli di Max Prestia sono ancora sulla mensola sopra il mio letto, nella cameretta di allora. Senza quei maestri oggi non ci sarebbe Prospettive Musicali. Che e' un omaggio, un filo che mi lega a quegli anni incasinati, disperati e fortunatissimi. Grazie per non avere cancellato quella cassetta. Spero un giorno di ascoltarla insieme, grazie di cuore. Un abbraccio mate!

Ho decine e decine di cassette, mai le butterei via. Le ho messe in uno scatolone della chiquita, sono lì nascoste in un armadio. Ogni tanto mi viene in mente un disco che non ho in cd o vinile, lo cerco lì, lo trovo e mi viene in mente quella o quell'altra cassettina fatta da uno dei fidanzatini di quando ero ragazzina, eppoi ci penso e poi mi viene nostaglia e dopo mi scappa una lacrimuccia e infine sono contenta di constatare che il mio cuore sa gonfiarsi ancora per una stupida canzone :)

ciao mat

anch'io leggendo i vostri commenti mi identifico pienamente in tutto ciò che dite.. Io però ho conosciuto solo il programma di Max Prestia e ho registrato alla bell'e meglio una decina di cassette che gelosamente custodisco. Che bel programma pomeridiana. che musica altrimenti sconosciuta. Ricordo un giorno in una discoteca di Cracovia ho conosciuto 2 ragazzi americani e parlando di musica ho citato i velocity girl e loro mi guardarono stupiti. Simpatico, l'album simpatico l'ultimo che hanno pubblicato dissi loro. E rimasero increduli come conoscessi un disco appena uscito negli usa da parte di un gruppo semi sconosciuto che loro conoscevano appena perchè erano appassionati di quel tipo di musica.
Mi manca Max Prestia e la sua competenza nel farci ascoltare la nuova buona musica.
ciao Francesco

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