Torino Litcamp 2009

Come affermazione, dire che son stato a Torino, al Litcamp, me mi sembra un po' una forzatura, anche se alla fine, al Litcamp, a Torino, ci sono andato. Una forzatura, mi sembra, ché con Elena siam stati lì a ripetere forse andiamo, fino all'ultimo. Lei veramente si può dire che è salita apposta da Ravenna che c'era della gente da rivedere e poi Nori, Colagrande e lo Zio presentavano l'accalappiacani, allora che fai non ci vai; io invece come ogni sabato, c'era il divano da collaudare, allora preferivo.
Poi dopo, non so come, ci siam messi lì e siam partiti e devo dire che la prima sorpresa, andare in auto al Litcamp, è stata vedere la Milano-Torino senza cantieri che io la Torino-Milano da quando guido, senza cantieri, io non me la ricordo mica. Così andare da Lugano a Torino con questa bella novità dell'autostrada senza intoppi non ci abbiamo messo mica tanto, roba che in due ore scarse eravamo già lì al circolo dei lettori.
Una seconda sorpresa è stata vedere Torino di giorno che io le altre volte l'avevo sempre vista di notte e sempre ai Murazzi, invece di giorno fare il lungo Po Antonelli uno, vedere tutto quel verde, non ci crede mica d'essere a Torino.
Come detto parlare del Litcamp non posso dir molto, ci son stato troppo poco, però tanto è bastato per ascoltare delle belle letture, per cui i complimenti a Bravuomo mi sembran più che meritati.

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Lavorare è un lusso

Io, adesso, non voglio illudervi, parlerò di lavoro solo alla fine, non state lì badar troppo al titolo. Lo so che con la crisi, che con la disoccupazione, che con la concorrenza della Cina e dell'India forse dovrei parlare di lavoro di immigrazione e di sopravvivenza civile, solo voi sapete, che le robe serie, meglio andare a cercarle da un'altra parte. Io invece quello che volevo scrivere, che non voglio mica contar su favole, ha più a che fare col lusso, che col lavoro, che poi a ben guardare, il lusso, col lavoro, non c'entra proprio niente, che chi lavora di solito il lusso se lo scagazza per via che sa quanto sudore ci vuole, un giorno di lavoro, mentreinvece chi naviga nel lusso il più delle volte non ha mai lavorato, allora il lusso e il lavoro, come accostamento, sembra quasi fantascienza, funziona solo come titolo a questo post, secondo me, ma come detto non fateci caso.
Comunque dicevo, quello di cui voglio parlare è il lusso, proprio quello sfrenato, che io vivo in isvizzera, allora come è facile immaginare, chi vive in isvizzera, che in isvizzera c'è tanta gente che sta bene, uno il tema del lusso prima o poi lo deve affrontare, anche se come educazione, come sensibilità sociale e come formazione politica, il lusso lo percepisce come una cosa immonda.
Allora io per me, lo so cosa succede, vedere una persona che spende cinquemila euro per un cosmetico, che ho scoperto che ci son delle creme con dentro dell'oro che costano quelle cifre, a me, scoprire robe del genere mi capita che mi sale dentro una rabbia, una tensione, che alla fine non posso evitar di pensar male. E questo pensar male, l'idea di associare il lusso a una cosa immorale, io, per via dell'educazione, della prospettiva sociale e della visione politica, io pensavo davvero fosse un'idea ormai acquisita, indubbia e inamovibile nel sistema della mia testa.
Poi c'è il fatto che la vita ti sorprende e allora io l'altro giorno, il canchero del lusso, ho cominciato a guardarlo sotto un'altra luce. Che c'è questa ragazza che vende le creme, che appunto mi ha detto che esistono di quelle care cinquemila euro e che le persone ricche ne comprano anche tre quattro per volta, mi diceva appunto questa ragazza, che lei ha una amica ricchissima tanto che quando si sposta usa l'aereo privato, ecco questa sua amica, che come capite ci ha molta confidenza col lusso, mi raccontava questa mia amica, che la sua amica ha un'altra amica, proprio un'amica del cuore, che da un giorno all'altro si è trovata senza lavoro, in mezzo a una strada. Allora questa amica, quella ricca dico, per la sua amica, quella caduta improvvisamente in disgrazia, per risolvere questo grave problema, che non sopportava più vederla affranta, le ha aperto una boutique tutta per lei.

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Ravenna - Matera

Delle sette ore di viaggio, che ci son volute sette ore, per andare da Ravenna a Matera, mi vien da segnalare l'autogrill di Poggio Imperiale, che in questo autogrill di Poggio Imperiale, un autogrill Sarni, ci fanno la pasta all'istante, roba da veri buongustai tanto che la signora quando ci ha detto che c'erano le orecchiette al ragù io le ho chiesto Non è che mi fa gli spaghetti al ragù e lei mi ha guardato malissimo che gli spaghetti al ragù, è quasi una roba da tedeschi, come abbinamento, persino nell'autogrill Sarni di Poggio Imperiale. E anche l'Elena si vergognava e diceva Ma cosa dici gli spaghetti al ragù, gli spaghetti non si mangiano col ragù. Questo era per dire che al di là dei gusti personali, in questo autogrill Sarni, non son frottole, in questo autogrill Sarni di Poggio Imperiale la pasta la fanno in casa e mica la tengono lì calda a smollacciarsi.
Dopo la pasta al ragù, un'ultima cosa che ci sembra giusto segnalare, che di solito negli altri autogrill è il contrario, invece in questo autogrill Sarni, la cosa che non ti aspetti, l'igiene perfetta dei bagni, molto puliti e profumati che davvero ti vien voglia di lasciare la mancia nel piattino all'entrata.
Dopo poi siamo arrivati alla periferia di Matera e il primo pensiero è stato Bella fregatura, tutti a parlare di questa Matera che invece è una cittadina normalissima, poi basta girare un angolo, uno stupidissimo angolo e ti muore il fiato in gola.
Matera
Mai visto niente di simile. Perchè in pratica Matera, quella dei sassi, è in una conca. Nella vallata di due colli, e tu da fuori non la vedi. Noi dormivamo al Sasso Barisano, in un B&B che si chiama Le Rondinelle, che, a parte la normale umidità del luogo, è un posto niente male.
E di più: il proprietario, il sig. Sacco, ci portava ogni mattina una colazione diversa, composta di norma da: pasta, focaccia, pane da nutellare, biscotti. E ci ha dato anche dei film su Matera da vedere, che poi dobbiamo scambiarceli tra di noi, quelli che dormivano lì, al B&B le Rondinelle.
Noi eravamo nella camera dove l'anno scorso c'era Zoro, quindi probabile che l'anno prossimo saremo molto famosi per dei video alla TV svizzera. A colazione c'era anche la Dottoressa Dania in sottoveste e Dadevoti di malumore fino a dopo il caffè, poi c'era Gigi Cogo che un giorno aveva un figlio solo e il giorno dopo due, entrambi sugli undici anni. E dormivano tutti nel soppalco.
Del Barcamp c'è da dire che Catepol è meglio di come la dipingono. Che siamo stati litigati in uno speech. Che delle volte, invece, se non si ha nulla da dire, va bene anche non dirlo. Che l'espressino è sopravvalutato. Che ci sono alcuni blogger che bisognerebbe averli vicino a casa. Che Clarita era dappertutto, anche in due posti diversi nello stesso momento. Che se ti passano delle cartoline da firmare, devi controllare a chi sono indirizzate, che magari firmi una cartolina che non vorresti assolutamente.
Quando poi tutti i blogger se ne sono andati noi abbiam fatto un giro turistico, ci siamo goduti i balli tipici, siam stati felicemente a zonzo.
Lunedì siam ripartiti per una traversata transregionale. Per sapere le cose, la storia continua di là, da Elena.

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