Uanderful scitt

Ormai a uno gli accade sempre più spesso di stare a parlare con qualcuno per delle ore, e dopo, quando torna a casa gli sembra di avere la testa piena di merda. Allora ti chiedi perché ti sembra di avere la testa piena di merda, che è anche una domanda stupida perché il perché è ovvio: è perché a un certo punto arriva uno, ti dice una cosa, subito ti sembra che abbia espresso un’idea, invece ha cercato di infilarti in testa un po’ di merda a cui qualcuno ha messo una specie di involucro da idea, ma in realtà è soltanto merda. Poi il giorno dopo arriva un altro, ti dice sai cosa è successo ieri, e tu pensi che stia raccontandoti qualcosa che è accaduto, cioè un fatto, invece sta cercando di infilarti della merda da qualche parte, ma è una merda travestita da fatto. E lui magari non lo sa neanche che invece di raccontarti un fatto sta cercando di infilarti addosso della merda. Infatti anche a lui il giorno prima, senza dirglielo, qualcuno gli ha infilato quella merda da qualche parte, ma visto che era una merda travestita da fatto lui pensa veramente di raccontarti un fatto, e pensando che è un fatto, lui cerca di infilarti questa merda addosso senza sapere che è merda. È in perfetta buona fede.


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Pancia a pera

Che a guardarla di profilo sembro di tre mesi, gemellare.

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In una domenica di pioggia

The National - Boxer (2007)
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dickdarlington


Bright Eyes - Cassadaga (2007)


Wilco - Sky Blue Sky (2007)


M.I.A. - Bittersüss (2007)
pass:
touchmenot.net


Low - Drums And Guns (2007)


The Go Find - Stars On The Wall (2007)


Adult - Why Brother? (2007)


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Punk a’bbestia

Lugano una delle sue caratteristiche, se uno ci pensa bene, rimane che non trova delle spiegazioni. Come città è una città operosa con la gente che lavora e che è sempre presa a far qualcosa. Van sempre tutti da qualche parte, non san mica bene dove, e guai a rivolgersi la parola. Poi, come in tutte le città, c’è il gruppo che di omologarsi, per niente al mondo, e allora decidono di stare ai margini, di trovarsi un posto, di chiedere magari dei soldi e di far le loro cose senza lavorare. A Lugano uno dei posti è il binario uno della stazione vicino al negozio di alimentari che sta sempre aperto e che si chiama sempreaperto o qualcosa del genere, che io, dei negozi, nemmeno le vetrine, guardo. Ecco io, di questi ragazzi che decidono di stare ai margini ammiro il coraggio, che fan delle scelte, scelte che son radicali, e le scelte radicali esercitano un certo fascino sui deboli di spirito come me, solo che non capisco perché di questi ragazzi, non se ne vede nemmeno l’ombra, la domenica, al binario uno della stazione.
Dev’esser giorno di riposo anche per loro.


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Profilassi

Io, non dovrei dirlo, ho scoperto che se prendo dei medicamenti ché credo di aver preso l’influenza, senza averla presa davvero, l’influenza, io poi, il giorno dopo, mi sento che sento di esplodere di energia.


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L'esser di parte

Ecco io, davanti a due posizioni divergenti, una soluzione, un punto d'incontro, io mi sento inadeguato, poi non parliamo prendere una posizione a favore di uno o dell’altro che poi l’altro, quello senza appoggio, potrebbe prendersela a male. Epperò, anche senza conoscere lo svolgimento dei fatti nel dettaglio io, se vedo un genitore che sgrida il proprio bambino, io sto sempre dalla parte del bambino.


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Io ciò paura a esser coraggioso

Io adesso come uomo sono un uomo che a dire che appartengo alla classe operaia io mi vergogno, come uomo, in questo momento storico. Che poi la vergogna è solo una piccola parte ché da quando gli analisti dicono che la classe operaia non esiste più, che la società moderna è indifferenziata, io oltre a vergognarmi ciò anche paura dire una cosa così, ché non solo poi mi guardano dall’alto, ma pensano Ma in che mondo vive questo che parla tutto strano.
Come l’altro giorno, sono andato a mangiare in una tavola calda del centro frequentata da gente di un certo livello. Un sacco di impiegati incravattati dal nodo grosso e donne impellicciate dal lifting tremante, ci erano in quella tavola calda del centro. Ci era pure un certo trambusto e tra quel vociare il cuoco Quale menu vuole, mi ha chiesto. Io allora mi son messo subito a guardare le foto dei menu sopra al buffet, e io tra un piatto di filetto con salsa verde uno di gnocchi al tartufo e uno di riso ai gamberetti, io volevo il menu risparmio. Nel menu risparmio c’era solo un po’ di pasta slavata che non era nemmeno un bel vedere in quella foto lì, sopra al buffet. Però io, come dire, di indole mi sento affine al menu risparmio. Solo che in quel momento io non me la sono sentita di gridare Mi dia il menu risparmio con tutti quei ricchi che si son girati insieme e allora ho preso un filetto che poi io, come sogno, voglio esser vegetariano.
Dopo allora mi son reso conto, mentre tornavo in ufficio, che a me, il coraggio, mi fa salire la paura.


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Periferia del pensiero

Io, a me queste cose, mi piacciono un ciulo che delle città, voi non lo sapete, preferisco le periferie i centri delle città io non li guardo neanche li lascio ai turisti giapponesi, i centri. Quando vado all’estero, visitare delle grandi città io mi infilo sempre nelle vie più buie, nelle periferie dormitorio e osservo. Sembra tutto grigio in quei posti lì, ma se guardi dentro la gente e i palazzi ti accorgi che è tutto un colore, tutto un graffito. Poi adesso mica è sempre così che io, figuriamoci il romanticismo, che ci sono dei momenti che nelle grandi città, all’estero, la cattiveria, non ci si crede. E quando mi capita di passare in una via buia nella periferia di una grande città estera magari con delle brutte facce che ti fanno la radiografia Derubatemi avanti, prendetemi pure quello che vi serve lasciatemi tranquillamente in mutande, mi vien da pensare con la mia aria strafottente. Atteggiarmi in modo strafottente non mi è mai successo niente, ché secondo me i ceffi le sentono le mie parole e vengono presi in contropiede. In quel preciso momento non diventano criminali, ché non possono prendere la vittima di sorpresa, ché oramai è assodato che mi hanno sentito dire tra me e me Derubatemi pure.
Delle volte c’è da rimanere increduli, vedere quanta gente in tutto globo terracqueo capisce l’italiano.


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Sarebbe stato meglio non ti fosti mai conobbi

Io, vai a capire il motivo, se delle volte uso il presente o l’imperfetto al posto del congiuntivo, io mi sento più felice.


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La natura fa il suo corso

Poi dopo delle volte andavo a correre in un campetto vicino casa, vedere che bel campetto che era, con un manto d’erba all’inglese era, il campetto vicino casa. Ieri ci sono tornato, correre al campetto, solo pieno di merda secca l’ho trovato.


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Nutrimenti

Io, credere nel trascendente io non so mica come si fa, credere in un mondo spirituale, io non so come fa la gente, credere in un’entità così. È tutto un credere senza vedere e la parola fede significa proprio questo, credere senza vedere. Questa roba del credere senza vedere alla gente che ci crede deve fare un bell’effetto ché in tanti ci credono, al trascendente. Io no, sono un uomo molto più concreto, io credo solo nel mangiare e nella patata.


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Ardo di botto

Camera Obscura - If Looks Could Kill EP (2007)


Maximo Park - Our Earthly Pleasures (2007)


Feist - The Reminder (2007)


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Compact Disc

I compact disc, uno che non è pratico lui può avere l’impressione che son tutti uguali, i compact disc delle varie case discografiche si sbaglia, uno che non è pratico di compact disc. Ché io oramai è un periodo che quando metto nel lettore un compact disc che non sia il nuovo dei Giardini di Mirò, il cassettino del mio stereo si apre e si rifiuta di suonarlo, un compact disc diverso da quello dei Giardini. Ci ho come la sensazione che il mio stereo mi dica O mi dai qualcosa di altrettanto bello oppure io niente, ti attacchi. E allora io cerco, ascolto un fottìo di roba, forse lui in questo periodo ci ha le sue cose e si rifiuta sempre. Adesso però son sicuro che con il nuovo dei Ronin non si potrà tirare indietro e nemmeno con l’esordio di Egle Sommacal, il mio stereo recalcitrante. Solo che i Ronin si trovano in giro mentre Egle, puttana vacca.


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Tutto chiacchiere e distintivo

Ieri passeggiando per il centro ho notato le strane movenze di un ragazzo. Stava parlando con la sua fidanzata e mentre lo faceva si atteggiava con una faccia tutta da duro: occhiale a goccia quarantadue pollici, busto leggermente piegato indietro, labbro inclinato, capello lucido finto spettinato, mento prospiciente, mani e braccia agitate a giostra. Una roba, vedere quel ragazzo, parlare con la sua ragazza. Si muoveva tutto così e sembrava voler dire Ehi, guarda che io la so lunga, mica pizza e fichi, occhei?! Un misto tra Stallone e De Niro mi sembrava quel ragazzo lì, mentre parlava con lei, la sua ragazza. Solo che non sembrava un attore ammerigano piuttosto un sosia ciociaro sembrava, quello lì, con la sua ragazza di fianco, sembrava una delle loro tristissime imitazioni, quel ragazzo lì, mentre parlava con la sua ragazza, un’imitazione mal riuscita, sembrava, di quelle imitazioni fatte dai sosia che vogliono diventare famosi che invece di andare a lavorare vanno alle sagre di paese non so mica a far cosa. Ecco, io, i sosia, nei fossi, li getterei.


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Luoghi comuni, mica ristoranti

Io, quando ne parlo con la gente, mi dicono sempre Eh, è proprio un paese chiuso, la Svizzera. Quella gente, finiscono sempre il discorso con Eh, avete le frontiere più chiuse delle gambe di una badessa. Poi però, se mangio sulle panchine del centro, non sento mai nessuno che parla italiano. Tutta gente che dall’Europa e dal mondo intero viene a stare in Svizzera. Io, con delle incongruenze così, io non mi sento tranquillo. Allora perché non vai a controllare, mi son detto, così ti togli il dubbio, ho pensato. E sono andato di corsa a controllare. E mi son subito imbattuto in un documento ufficiale e ho scoperto che lissopra c’è scritto che venti persone su cento che stanno qui non sono mica di qui. Non mi sembra un paese chiuso, uno così, che in altri posti una percentuale del genere farebbe gridare all’invasione, spesso islamica.


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