Glicerina nel cuore
Basta esagerare con l'alcol e non si smette più di ridere
- Una trentina.
- Così tante.
- No, era una di Trento.
È vero ma io
La felicità e la sofferenza sono degli opposti; di conseguenza se qualcosa è vera causa di felicità non può far sorgere sofferenza. Generalmente crediamo che le condizioni esterne come l'amore esclusivo, il cibo, gli amici e il denaro siano le vere cause della felicità e come risultato dedichiamo tempo ed energia per ottenerli. Tuttavia, se guardiamo più profondamente vedremo che essi ci procurano anche un’eccessiva quantità di sofferenza e di problemi. Prendete il cibo, esso è sicuramente essenziale per il nostro sostentamento, ma ciò che mangiamo è altresì causa della maggior parte delle nostre malattie e del nostro cattivo stato di salute, anche psichico.
Sia la felicità sia la sofferenza sono stati mentali, e così la loro causa principale non può essere trovata al di fuori della mente. La vera fonte della felicità è la pace interiore. Se la nostra mente è pacifica saremo felici, indipendentemente dalle condizioni esterne, ma se è disturbata o preoccupata in qualche modo, non saremo mai felici, non importa quanto buone le condizioni esterne possano essere. Le condizioni esterne possono farci felici solo se la nostra mente è pacifica. Possiamo comprendere questo dalla nostra esperienza: anche se abbiamo tutto ciò di cui necessitiamo, nel momento in cui ci arrabbiamo ogni felicità possibile, sparisce. Questo è causato dalla rabbia che ha distrutto la nostra pace interiore. Ora è più facile comprendere che se vogliamo vera e duratura felicità dobbiamo assolutamente sviluppare e mantenere una speciale esperienza di pace interiore. L'unico modo per farlo è addestrare la nostra mente attraverso la pratica spirituale, riducendo gradualmente ed eliminando i nostri stati mentali negativi sostituendoli con stati positivi, pacifici.
Comandamenti apocrifi
[Eppure io mi ammazzo di pippe, sarà che sono ateo...]
Genetliaco
[Al vostro indefesso spirito di sacrificio: un omaggio].
N
Only for men
Gente garrula
In alcuni momenti il Ticino sembra non essere in Svizzera, diventa un luogo di sfrenato sollazzo con gente garrula da tutto il mondo, il festival di Locarno è uno di quei momenti, in cui in Ticino viene gente garrula da tutto il mondo.
E io ci vado ogni anno, mica a vedere i film che costano troppo, vado perché c’è gente garrula da tutto il mondo, e anche se le attività collaterali non sono di respiro internazionale, non capita spesso di stare in Svizzera e credere di essere a Cannes.
Sabato sera, stavo camminando in un locale, schiacciato dalla folla, stavo camminando, ad un certo punto incrocio una donna, una donna con degli occhi tanto incantevoli che ha attirato la mia attenzione, ma così tanto che mi sono fermato a guardarli, gli occhi di quella donna che mi attirava. L’ho notata anche perché è stata lei a guardarmi, in un modo che mai avevo visto prima, abbracciato dai suoi occhi, mi sono sentito. Ho pensato, ecco, proprio stasera che devo guidare e non posso bere. Poi ho pensato, se voglio dirle qualcosa in che lingua lo faccio? Poi ancora ho pensato che no, parla italiano, ché in realtà è rimasta colpita dalla maglietta, conoscerà gli Offlaga, mi son detto. Dopo tutti questi pensieri lo sguardo mica si era spostato, era sempre fisso, allora ero sicuro che mi avesse scambiato per un suo ex, sapete. Glielo stavo per dire, ma la voce è uscita muta. Forse perché la mia testa era tutta da un’altra parte, ecco il motivo, e sabato prossimo mi vesto allo stesso modo e ritorno in quel locale, ché durante il festival c’è gente garrula da tutto il mondo.
Non chiedetemi perché
"giuse va in un posto che si chiama le fate ignoranti. è gestito da due lesbiche..." dice sorridendo, "siccome è tardi si ferma a cenare".
"si mangia bene, ci è già stato", aggiunge in fretta.
(hai capito ste lesbiche, sanno anche cucinare)
ma che c'hai da ammiccare.
Faccia tosta
- Beh, mi rilassa, l'intestino.
- Ah, salute.
- Aspetta che agito le lenzuola.
- Ti prego, non voglio diventare calva a trentanni.
- Ma è pura devozione. Anche lui vuole dirti che ti ama.
Uomini stolti
Fai un disegno
da allora credo di non aver più manifestato così apertamente le mie aspirazioni. o più probabilmente, non a mio padre. e sono passata per la fase dell'insegnante di matematica saltando quella della ballerina. poi se ne sono succedute altre, non molte a dire il vero. presto ho cominciato a considerare il lavoro soltanto un tramite per fare ciò che mi piace, comprare un libro, fare un viaggio, semplicemente vivere.
ma sto divagando, ho anch'io il vizio di parlare di me (ancora!). era solo per dirti che non seguirò il tuo consiglio, non sono brava a disegnare.
tu che sognavi da bambino? riuscivi a immaginarti nel futuro? e adesso, ci riesci? pura immaginazione. sogni ancora? io sempre, nel breve periodo, nel lungo. poi mi capita all'improvviso di ricordare un sogno perduto, svanito nel giorno per giorno. per fortuna ne ho altri in agguato.
ehi, baci.
La società del benessere
Sottrazione vs Ripetizione
Amo talmente la scrittura, che ogni volta cerco di ricamarci un’infinità di spazi bianchi. Amo il vuoto e la capacità che ha di sollevarti. È un processo artigianale, non viene naturale. È il fascino dell’ombra. È l’ellissi. È lo spazio ideale per l’immaginazione, per delineare i personaggi con un filo d’aria. È un attestato di stima verso i lettori, sapranno cogliere ogni sfumatura, se lo vorranno. Vorrei esagerare, ma capisco che il senso di vertigine è dietro l’angolo. Vorrei che quel leggero collasso gastrico, che avverto quando leggo una parola non-scritta, fosse indelebile. Non lo faccio per rendere il testo più leggero, come una guerra contro il superfluo. Non lo faccio per atteggiamento eccentrico; può sembrare paradossale, ma la scrittura si conclude solo nel suo contrario.
La guerra la faccio all’anafora, scorciatoia retorica usata da chi vuole catturare l’attenzione, da chi non ama il rischio, da chi ama troppo quello che scrive senza prima aver letto, e molto. Meglio mettersi a leggere, ché di anafore, esagero anch’io.
Angelo dalla lingua biforcuta
Succede questo, oggi.
Ti faranno un sacco di domande.
Si preoccuperanno che tutto vada alla perfezione.
Cercheranno di calmare l’agitazione.
Controlleranno ogni parametro.
Quando sarai sul lettino ti addormenterai senza accorgerti di nulla.
Il chirurgo avrà la sequenza dei passi, chiara, in mente.
Farà tutto come sa, senza sbagliare di un millimetro.
Nel giro di poche ore potrai guardare negli occhi le persone che più ami.
Le abbraccerai senza riuscire a trattenere quella lacrima.
Lacrima che significa: tutto è andato e andrà per il meglio.
Rivedremo presto le fossette sulle guance, ché siamo in molti ad aver bisogno del tuo sorriso.
Più dell’aria che respiriamo.
Ti sono vicino, Angelo dalla lingua biforcuta.
[un piccolo grande regalo].







