Un altro colpo al cuore

Voluto e inaspettato allo stesso tempo. Voluto, giacché è stata la mia bocca a pronunciare quelle parole. Inaspettato, perché non pensavo di subire un'onda d'urto così violenta. Non rimane altro che scuotere la testa, riprendere fiato e rialzarsi. Vorrei farlo senza lasciare troppi bicchieri vuoti sul tavolo.

I miei omaggi (reprise)

Per me, come per molti, l'estate è sinonimo di musica reggae-dancehall. Niente riesce a investirmi di una felicità tanto spontanea come la musica in levare. E non venitemi a dire che non vi piace, ché potrei andare in escandescenza. Se proprio, cambierete idea.
Oggi, complice un sole mattutino, ho rispolverato, con un certo orgoglio, un vecchio digei-set. L'avevo registrato poco più di un anno fa in previsione di alcune serate che avrebbero dovuto prevedere il sottoscritto (con il nome di battaglia morto di pippe dj e gli aborti subiti) al mixer. Purtroppo, per ragioni indipendenti dalla mia volontà, queste rastafeste non si sono mai tenute. Però quel file mixato mi è rimasto e riascoltarlo è sempre un gran piacere, roba da non poter smettere di ballare e di sorridere. Queste cose vanno condivise, non ci sono santi. Il set dura più di tre ore e come potete facilmente immaginare è piuttosto pesante (180MB), ma voi siete tutti dotati di un collegamento ADSL 5 Mega quando non di Fastweb, perciò perché privarsene.
Con la dipartita del mio computer ho perso pure la scaletta dettagliata; a titolo indicativo posso dirvi che ci troverete calibri di questo tipo:
- Capleton
- Bushman
- Patrice
- Buju Banton
- Junior Kelly
- Tanya Stephens
- Turbulence
- Anthony B.
- Luciano
- Gentleman
- Sud Sound System e molti molti altri.
Il regalino estivo lo trovate qui. Fatene buon uso, magari in spiaggia, che basta un mojito e si limona.

Affinità e divergenze tra il compagno Golfera e me

No perché la mia memoria è talmente fuori fase, che ogni volta che oltrepasso un semaforo devo guardare i movimenti dell'auto dietro di me per capire se sono passato col verde o meno. Mentre lui ricorda tutto. Conosce più di duecento testi di filosofia a memoria. Leggere un suo libro deve essere uno smarronamento mica da ridere.

Il mio corpo non si sopporta

Aspettate! Tenete duro ancora per qualche riga. Ve l'assicuro non è la solita fisima da finto paranoico che cerca conforto tra la braccia (?) di una donna dal senso materno particolarmente sviluppato*. Continuate a leggere, forse qualcuno di voi soffre i medesimi sintomi e può darmi qualche consiglio, ché l'assistenza medica in Svizzera è troppo cara.
Dicevo, il mio corpo non si/mi sopporta. Sembra strano ma è così. Non ci sono più dubbi: sono allergico al mio sudore. Da qualche tempo, dopo aver fatto attività fisica (ehi a cosa state pensando, vi vedo, viziosi!) fanno la loro comparsa delle isole rosse sul collo che non sono proprio un bel vedere. Messo così allontano anche la più mordace delle zitelle. Non sono rimasto a guardare, le ho sempre combattute: vuoi con saponi a base di acido lattico, vuoi con creme antimicotiche (su consiglio del farmacista). Con tale trattamento loro se ne vanno, ma solo in apparenza, visto che alla prima sudata tornano a spernacchiarmi. Da qui l'idea di non avere una coltivazione di funghi sulla pelle (come sosteneva sempre lo stesso farmacista), bensì di essere drammaticamente allergico a me stesso. Se ci rifletto indossando gli occhiali dello zio Freud mi vengono i brividi. Non so più che fare. È mai possibile essere allergici alle proprie secrezioni corporee? Comincio a pensare di avere una doppia personalità, una insofferente all'altra. Mi sa che ci vogliono antipsicotici intramuscolari altro che creme antimicotiche.
* Il senso materno si manifesta in virtù di una quarta di seno, come minimo.

Ladri di vita

Dovrei piantarla di leggere i blogaltrui. Credo sia un esercizio pernicioso per il mio mondo emotivo: devo smettere.
Purtroppo adoro immergermi nella vita degli altri, cercando di riviverne le emozioni, di riassaporarne gli odori, pur consapevole che queste sensazioni non saranno mai mie, mai vere. Leggerli non solo mi sazia, ma nel contempo mi distrae e finisce che vivo la mia vita - che già non è che sia un granché, ed è forse questa la cagione di tutto - con troppa superficialità.
Sento, quando leggo i blog che più mi emozionano, di vivere grazie all'ossigeno e ai polmoni di altri ed è una condizione insopportabile; rende troppo dipendenti. Addirittura a volte mi accorgo di provare una curiosità morbosa e sinceramente comincio a farmi schifo.

Abitudini

Correre è l'unico modo che conosco per eliminare l'ossigeno marcio dentro di me.

La coca e l'acqua

In una discussione via msn con un'amica si è parlato, piuttosto animatamente, del crescente consumo di cocaina tra i giovani in Ticino. Alle mie affermazioni, forse esagerate, lei si è dimostrata alquanto scettica. Probabilmente la mia è una visione parziale, figlia di frequentazioni ambigue. Tuttavia, nel momento in cui le argomentazioni vengono formulate in una trasmissione di indagine giornalistica come Falò, i pesi delle giustificazioni cambiano notevolmente.
Qui potete vedere l'illuminante servizio e qui la successiva discussione in studio con il tenente della polizia cantonale.

I miei omaggi

Qualche settimana fa, un mio caro amico mi ha regalato il secondo disco dei Manufactur, dicendomi: "Fanno jazz ma vedrai ti piaceranno". Mi conosce bene e aveva ragione. Inizialmente ho dovuto vincere qualche resistenza, ché il jazz non è proprio il mio genere.
Citando un altro mio grande amico, nonché maestro di vita, potrei dire che la musica jazz è come una scoreggia piace solo a chi la fa. In linea di massima approvo questa battuta, sebbene questo album rappresenti la massima eccezione. Credo che possa allietare anche l'animo di un purista. È un album meraviglioso. Un jazz elettronico morbido quanto un materasso di carezze. Stufo di scrivere tante parole a casaccio, vi informo che l'intero album lo trovate qui*. Scaricate, ascoltate e se vi garba comprate. La messa è finita.
*Il download scade fra sette giorni, perciò sbrigatevi che è tutto aggratìss!!

Non ditemi in letargo

Ma tutte ste fighe dove stanno durante l'inverno?

La certezza dal ventre tenero

Ho capito che posso innamorarmi unicamente di una donna che mi costringa a sviluppare la fantasia, l'immaginazione e la volontà di agire al di là delle mie capacità di default. Donna la cui intelligenza pretenda sempre uno sguardo attivo e originale sulle possibili vie da percorrere: dalle piccole cose del quotidiano fino ai progetti di vita più complessi e responsabili. Riesco ad amare veramente se mi infilo in una prospettiva di rincorsa continua verso un miglioramento che si intravede, ma che mai si raggiunge. Non è una contraddizione, è la convinzione che i frutti migliori si possano esclusivamente raccogliere durante il tragitto. In questo modo il beneficio non può che ricadere su entrambi. Tanto è vero che il taglio del traguardo è un vanto sterile e singolo, mentre il percorso è collettivo.
Se solo capisco che posso soddisfarla senza sforzo è la fine. La noia mi porta a mettere un piede sulla porta e alla prima occasione, scappo.
[Questo post lo si comprende appieno se si legge anche il primo commento].

Lesbian is better

Mai avrei immaginato di sbarellare così tanto per la versione femminile degli Smiths. E invece. Lo so che mi attirerò l'ira di molti, ma io lo dico perché lo penso: a tratti suonano pure meglio. Siore e siori: The Organ.

Ma chi è il cane di Pavlov

Perché, quando incrocio una donna, devo sempre girarmi a radiografarle il culo?

Quando avrai dei figli te ne accorgerai...

Ieri ho ricevuto una convocazione ad un colloquio di lavoro del tutto inaspettata. Avevo circa un'ora di tempo per arrivare a Locarno, vincere il traffico cittadino, cercare l'hotel in cui si sarebbe svolto l'incontro, e infine trovare un posteggio. Praticamente un'impresa impossibile. Salgo in macchina come l'ultimo dei calzolai (trad. di Schumacher, stare a Zurigo serve pure a qualcosa) e preso dalla fretta per poco non combino una strage. Dapprima ho rischiato di arrotare (trad. di asfaltare, stare per anni con una donna romagnola serve pure a qualcosa) una fanciulla che camminava tranquilla sul marciapiede e poi per un pelo non ho fatto la fiancata ad una monovolume. Il tutto proprio sotto casa. Mio padre che stava lavorando in giardino si è visto tutta la scena con il cuore in gola e le mani nei capelli.
Appena digerito lo spauracchio - vale a dire dopo circa due ore - mi manda questo messaggino:
"Vai adagio, NESSUNO è padrone della tua vita. C'è mancato...".
Grazie papà, ti voglio bene, soprattutto quando trionfa la tua parte anarchica.

Perlamore

Ti ricordi quando prima di fare l'amore, attraversata da un sorriso malizioso, mi costringevi a mettere su Glory Box dei Portishead?

Insonnia?

Non ho chiuso occhio. Tutta notte, hanno suonato per me, i Devics. Non è stata insonnia, dunque, bensì sconfinata ammirazione, tanta da non trovare più la posizione giusta per la propria anima malconcia.
Verso le sei, poco prima di assaporare il primo caffé della giornata, ho sentito il bisogno di ascoltare Micah P. Hinson. Mi mancava. Non ho la lucidità necessaria per spiegarvi chi è, che musica propone e soprattutto che effetti mi provoca, ancora è troppo pressante l'effetto di una notte insonne. Vi basti pensare che quest'uomo riesce ad aprirmi il cuore come una cozza e di solito dopo averlo fatto si siede comodamente in una valva guardandosi in giro come fosse casa sua. Oggi si trova di fronte i Devics. Tutti seduti nel mio cuore trasformato, per l'occasione, in un mitilo mediterraneo.
Dopo il caffé sono tornato a letto e ho cercato il tuo corpo scomposto sotto il piumone. Ho trovato solo la tua sagoma, segnata sul materasso. Ho preso tutta l'aria che potevo. Ho abbracciato il tuo cuscino e sono annegato nel tuo calore.

Un tram chiamato trentuno

Osservo il tuo arrivo imminente
squarcerai tutto
non sfiorerai solo la mia schiena
nel vortice inizierò a capire
finalmente consapevole del dolore.
Devo riuscire
a rinchiuderti nel pugno
prima di rivederti scorrere via
come l'acqua tra le dita.

Le parole che leggo di più

Egregio signor Capobianco

La ringraziamo per la sua candidatura e per l'interesse rivolto al nostro istituto.
Dopo aver attentamente valutato la sua documentazione dobbiamo purtroppo comunicarle che abbiamo scelto di proseguire il processo di selezione con altri candidati.
Ci dispiace pertanto di non poter dar seguito alla sua richiesta.

Con l'augurio di trovare presto un'opportunità di lavoro che soddisfi le sue attese, la salutiamo cordialmente.

Anonimo zurighese

Tutti coloro i quali hanno parlato del coraggio come concetto indipendente, hanno sbagliato, in buona o cattiva fede. Il coraggio in sé non esiste. La sua esistenza è subordinata all'idea che uno ha di sé stesso. Più il livello di autostima è alto più ci si potrà definire coraggiosi. Non mi sembra una banalità affermare che è l'autostima a produrre il coraggio e non viceversa.

Bis bald (a presto)

Si avvisa la spettabile clientela che il titolare di questo blog ha deciso - non senza afflizione - di lasciare la sua terra natia per cercar miglior fortuna a Zurigo. Egli farà tutto ciò che è nelle sue possibilità (e anche qualcosa di più) per non lasciar deperire questa sua creatura. Abbiate fiducia tornerà più raggiante che pria.

Pensatemi ragazzi, intesi? Sennò vi obbligo ad ascoltare questo.

Somatizzo

Di solito le donne quando si accorgono di vivere una vita insoddisfacente - vuoi perché hanno superato i trenta e ancora non hanno trovato marito, vuoi perché ancora non sono state ingravidate oppure per il troppo (o troppo poco) lavoro - fumano e smettono di mangiare. Tese come delle corde di violino diventano ogni giorno più intrattabili. Invase dallo stress si fanno del male fino al fatidico giorno. Giorno in cui il corpo si ribella e come regalo chiude i rubinetti mestruali.
Dacché ho la fortuna di avere come unico e insormontabile idolo, la femmina, in ogni sua foggia, mi vien naturale adottare comportamenti molto simili.
In periodi di stress come questo, perché ancora non sono sposato ancora non ho trovato una donna da infarcire e soprattutto sono senza lavoro, mangio niente o quasi mi gratto pancia petto e schiena fino a scavarmi la pelle e, pensate un po', non ho più alcuna epistassi, che appariva più o meno una volta al mese.

Il piccolo critico si tira giù le braghe

Dicevo che non mi convinceva, quella donna. E dire che nemmeno avevo così tanta esperienza, con le donne.
Ci guardava sempre minacciosa pronta a sedare, con un urlo, ogni respiro fuori posto. A metà della lezione si alzava e leggeva il tema peggiore (di solito il mio). A lettura ultimata, esasperata dal martirio grammaticale e sintattico, con lacrima prospiciente gridava: “Non dovete mai scrivere così, questo non è un tema d’italiano, è uno schifo! Dovete mettervi in testa che scrivere e parlare sono due cose diverse, separate. Non seguite il suo esempio" proseguiva, puntandomi l’indice.
"Siamo intesi? Mai. Che.”
Io guardavo la prof. ‘so-tutto-io-e-non-la-do-a-nessuno’ incredulo, non ci volevo credere, per me erano la stessa cosa. In fondo il processo era lineare: prima parlavo a me stesso e poi scrivevo, altro che separazione. I suoi giudizi non mi toccavano, ché non avevo nessuna intenzione di scrivere bene, come voleva lei. Non mi arrabbiavo né badavo ai suoi consigli.
Con il tempo però ho cambiato opinione, almeno parzialmente. Ho capito che parlare e scrivere non sono la stessa cosa, ma ho anche scoperto che se riesci a mischiarle bene allora sei uno che ci sa fare. Insomma buona cosa è distinguere, pessima è dividere. E ogni volta che incontro un libro scritto con la voce impazzisco, io. Il libro di Braga è così. Una sorta di blog a flusso continuo, ironico e leggero – mica uno può star sempre a leggere Musil.
Come un redivivo Learco Ferrari, il Nostro si destreggia tra corsi di scrittura creativa, presentazioni di libri, incontri fluviali con editori e sollazzi alcolici. Un vero spasso, questo libro, dico sul serio.
Braga è uno che scrive come parla, parla come mangia e quando mangia (poco per la verità) si gusta i cibi per quello che sono: pane al pane vino al vino, mica pensa alle conseguenze, lui.
Io uno come lui lo vorrei avere come amico, ci vorrei andare in giro, la sera, alle presentazioni, ai corsi e a bere quanta più vodka possibile, ché mi piace molto moltissimo. Vorrei vedere i suoi tic, il suo sguardo sulle cose, sulle persone e in che modo memorizza tutto, ché c’avrei solo da imparare, e anche tanto.

Dite che se gli scrivo mi invita ad un aperitivo?

[Questa pseudo recensione vuole imitare, con tutti i suoi limiti, lo stile di Braga. Scusa Beppe].