Il vino rosso mica si beve

Successe tutto al nostro secondo appuntamento. Mi telefonò a metà pomeriggio invitandomi con un’insistenza inconsueta a bere qualcosa, giusto dopo il lavoro. Fu proprio quell’insistenza inaspettata a farmi balenare in testa un rifiuto. Per fortuna rimase solo una vaga idea. Presi il destino per il collo e accettai. Alle diciannove la vidi arrivare sotto i portici del centro, indossava un tailleur nero con un top bianco e un paio stivali a punta. A confronto il mio abbigliamento sembrava quello di un addetto al banco frutta e verdura dell’ultimo ipermercato di periferia. Ci sedemmo in una piccola stanza in fondo al bar, appartata, con solo tre tavoli, ancora vuoti. Il locale era davvero carino, un ambiente etnico molto ben studiato: colori caldi alle pareti, candele profumate, musica africana e soprattutto dei divani comodissimi, fatti apposta per gli innamorati al loro secondo appuntamento. Il silenzio fu il vero protagonista di quell’incontro. Non perché sia particolarmente imbranato con le donne – tant’è che un paio di risate sono anche riuscito a portarle a casa – ma il campo magnetico che si era creato intorno ai nostri sguardi rendeva superflua ogni parola. Guardavo continuamente le sue mani che avvolgevano il bicchiere, erano bellissime, e ancor più lo sarebbero state se appoggiate al mio corpo. Decisi di proporre un brindisi al nuovo anno, e chissà che non ci porti anche l’amore, pensai. Al tocco dei calici avvicinai le labbra al vino e assaggiai con misura. Dall’interno del bicchiere vidi i suoi occhi verdi fissi su di me. Si bagnò leggermente le labbra poi prese il bicchiere sorrise, e se lo rovesciò interamente sul top. In breve tempo il bianco diventò rosso sangue e i capezzoli si schiusero come viole a primavera. Cercai il cameriere per chiedergli altri tovaglioli. Lei mi fermò e disse: “Non posso pulirmi qui devo andare a casa, mi accompagni?”.

Mia sorella

- Sai cosa non va nel tuo blog?
- No.
- Tutto.
- Ma dai e perché?
- Perché non si capisce un cazzo di quello che scrivi.
- Ah.

Al passo con i tempi

Ho sempre cercato di comprendere le generazioni più giovani della mia. Non mi piace atteggiarmi come quello che 'una volta non era così, noi si che abbiamo vissuto'. Ogni generazione ha i suoi lati positivi e negativi, le sue fortune e le sue sfortune. Su una cosa però mi devo rassegnare: non potrò mai capire tutte le novità del gergo giovanile. Sono stupefacenti nella loro fantasia e troppo veloci nella creazione di nuovi termini.
L’altra sera appena sceso dal treno, la mia attenzione, ormai resa al lumicino, è stata improvvisamente destata dal discorso di un gruppo di diciassettenni piazzati in bella mostra di fianco alla fermata del bus. Il classico gruppo di bulletti di periferia: scarpe da ginnastica, pantaloni larghi con il cavallo bassissimo, giacche larghe, le cuffie con l’ultimo di Eminem e il cappellino da baseball.
Durante il saluto rituale, che si realizza tramite una pletora di gesti e pugni dal sapore vagamente tribale, uno di loro dice: "Ciao regaz io vado dal cagabroda a fare un po’ di broda, ci si becca stasera".
Spinto dalla curiosità, e incurante dei pericoli, mi sono avvicinato e ho chiesto loro di spiegarmi il significato di quelle parole, tanto incomprensibili quanto affascinanti. Il più grosso del gruppo dopo avermi fatto sentire 'un arterio' (e non aggiungo altro) mi ricatta: "Solo se ci dai un paio di paglie".
Mentre si spipazzavano bellamente le mie cicche uno di loro dice sbuffando: "Il cagabroda è il benzinaio e la broda è la miscela, anzi se scuci dalle tasche qualche franco ne facciamo di più". Declino la richiesta, saluto, giro i tacchi e me ne vado, che due ricatti sono davvero troppi. Continuo a pensare a quelle parole inspiegabilmente belle e piene di ruvida fantasia, io nemmeno con tutte le sostanze psicoattive del mondo. E voi?

Quesito cruciale

Come mai le persone non sentono i propri cattivi odori mentre si accorgono subito del fetore altrui?
Non vorrei sembrare blasfemo, ma il problema posto in questi termini va oltre l'aforisma che parla di travi, pagliuzze e occhi. Se ci pensate bene dietro questa – apparentemente inutile – domanda si cela il senso ultimo della vita.

Ho trovato le parole...

Ogni volta che ti penso sento un amore talmente alto che fa il giro di tutti i sentimenti e arriva fino alla paura, suo opposto naturale. Si guardano ma non si toccano, e nell'aria resta qualcosa di magico.

Chi non vota è un immobiliarista

Se durante un viaggio in treno doveste avere di fronte un signore distinto sulla quarantina che legge con attenzione la biografia di Hitler cosa pensereste?









Avviso ai naviganti!

Non è che siate così numerosi, per la verità. Benché io faccia ogni sforzo possibile per allargare il numero dei lettori, devo ammettere che esistono ancora alcuni blog più frequentati di questo.
Mi sono chiesto come dare una svolta a questa situazione, che gestire un blog di nicchia non è che sia tanto stimolante – sia detto con rispetto ai santi lettori affezionati.
Cos’è che non funziona? Lo stile di scrittura? Il taglio vagamente qualunquista? Il pessimismo latente? La scarsa propensione all’ironia? L’assenza di argomenti pruriginosi?
Certamente c’è qualcosa che non va, che non cattura. Ma non disperate, ieri ho avuto un’idea semplice che sembra destinata ad un insuccesso clamoroso, ma ve la dico lo stesso.
Se leggete questo blog da un luogo pubblico tipo un internet caffé, un internet point, un’aula universitaria o una biblioteca pubblica cliccate sul bottone ‘preferisci me’ (in alto a destra). Così facendo potrete inserire l’indirizzo del blog nei preferiti del browser. Lo potete fare anche se usate Mozilla – per quanto mi appaia improbabile che in un luogo pubblico non si usi Explorer – digitando Ctrl+D. Se invece usate un altro browser seguite le relative istruzioni. Tutto questo non dovete farlo una volta sola, bensì ogni giorno, ogni volta che leggete queste righe, ovviamente cambiando computer e quando saranno tutti sistemati passate ad un altro luogo d’accesso pubblico, e via andare. Tutto chiaro? Forse così si riuscirà ad allargare la famiglia del BI, ne guadagneremo tutti in salute. Più siamo meglio stiamo.

È solo afasia

Siccome non riesco ancora a trovare le parole giuste per spiegarvi quello che mi sta succedendo le vado a cercare in libreria. Appena finisco di lavorare corro dalla mia libraia preferita, che poi in libreria oltre ai libri si cercano anche gli sguardi e forse è proprio quello che ci vuole. Non mi piace partire sapendo già quali libri comprare, preferisco farmi sorprendere dalla lettura di una pagina a caso, ma questa volta ho deciso di cambiare. Mi porterò via, con le buone o con le cattive, i seguenti libri:
- Un segno invisibile e mio di Aimee Bender (in suo onore)
- Eleanor Rigby di Douglas Coupland (convinto da lui)
- Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon (per merito loro).

Ma una scelta che sia solo mia? Meglio di no, di questi tempi potrei pentirmene.

Non ho parole

Prendo atto con rammarico che il buon Daniele Luttazzi ha deciso di chiudere baracca e burattini. Un vero peccato. Secondo voi cambierà idea?

Vani tentativi

Avrei un sacco di cose da dire, mi esplode il cuore, ma niente, non riesco a dare forma alle emozioni e alla rabbia. Mi arrovello inutilmente. Le parole si perdono, rimangono incastrate tra le corde vocali. Forse decideranno loro di uscire, quando non serviranno più. Per ora aspetto, che ho un mal di testa terribile.

Un rimedio come un altro

Quando sono giù di morale - e vi assicuro non capita di rado - ascolto questa canzone ed è come se ci fosse lì qualcuno pronto a rimboccarmi le coperte.

Compro, dunque sono (scemo)

Certo che gli americani son strani pensarci prima, no?

Alzo la cornetta

- Pronto.
- Ciao Matteo sono Danilo.
- Ciao Danilo come stai? È un po’ che non ci sentiamo.
- Già. Hai qualche minuto?
- Certo, dimmi.
- Ho scoperto che Francesca mi tradisce.
- Merda, ma ne sei sicuro?
- Sì, l’ho seguita e ho scoperto che si vede regolarmente con un suo collega di lavoro.
- Mi spiace. Sono cose che succedono.
- Lo so, ma pensavo che capitassero solo agli altri.
- Ne hai parlato con lei?
- Sì, nega tutto, non lo vuole ammettere.
- E tu come ti senti?
- Vorrei mettermi un aspirapolvere in culo, aspirare tutto, mettere la pellaccia ad essiccare al sole e darla in pasto ai maiali.

Tanto per pensare

Se l'amore nasce dallo sguardo, che senso ha innamorarsi di una persona che non si è mai incontrata?

Chi non viene è un barbagianni

Questa sera dalle 22.30 alle 03.00 alcuni valenti digeis metteranno una camionata di musica per far divertire tutti coloro che decideranno di venire allo Zion Bar di Morbio Inferiore. La suddetta località si trova a pochi passi dalla dogana di Chiasso, perciò facilmente raggiungibile anche dalla gioventù insubrika. Le informazioni ufficiali parlano di musica funky, electro e breakbeat; l’eclettismo la farà da padrone. Per vedere come andrà a finire non vi resta che alzare le chiappe e venire a scuotere le carni allo Zion.
Io mi occuperò del catering (porto le birre ai digeis che stare sul palco mi mette ansia). Se per qualche strano scherzo del destino non dovessero farvi entrare, gridate: “Sudare sudare sudare” (ché l’uomo vero, si sa, addà puzzà). Ah, dimenticavo l’entrata è gratuita, obviusly.

Cominciamo bene

Leggo con sgomento dal Corriere del Ticino di oggi:

Il cinema di Pio Bordoni
Il regista e produttore luganese morto 49.enne
I cineasti ticinesi non sono tanti, ma tra loro va senz’altro annoverato il luganese Pio Bordoni, nato nel 1956 e appena scomparso. Si era diplomato a fine anni ’ 70 al Conservatoire Libre du Cinéma Français di Parigi, realizzando un cortometraggio e lavorando come assistente. Nell’80 è assistente alla regia di Alberto Canetta per Sacra terra del Ticino. Dall’81 all’89 è membro fondatore dello studio pubblicitario Prisma di Lugano. Nell’ 82 e ’83 dirige e produce i documentari in 16 mm. S.Y. Norma ed Eolie. Nell’89 produce e dirige il lungometraggio fiction Ti ho incontrata domani, interpretato da Cochi Ponzoni, Duilio De Prete, Sonia Gessner, Silli Togni, Gian Mario Arringa e con musiche di Sergio Caputo. Il film va fuori competizione al Festival di Locarno, partecipa al Festival di Salerno e riceve la Targa ERI – Edizioni Rai. Nel ’91 Bordoni dirige e produce il mediometraggio in 16 mm. Feedback. L’anno seguente fonda, presiede e dirige il Cisa, il Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive di Lugano; questo sino all’anno scorso quando diventa presidente del Cisa Marco Müller, mentre Bordoni resta direttore generale e assume la carica di vice presidente. Seguono regie di video clip e spot pubblicitari, accanto alle produzioni di Il Pratone del casilino (1994) e Tino e Tano (1995) di Giuseppe Bertolucci. Nel ’97 è regista dello spettacolo lirico Omaggio a Madame Pasta al Kursaal di Lugano e nel ’ 98 dirige e produce Giorni rubati. In seguito produce numerosi lavori approdati a festival internazionali, tra cui Petits désordres amoureux di Olivier Péray (una coproduzione Cisa Service, Ventura Film, Kien Prod. Parigi), che ottiene il Premio Pierrot al Festival di Berlino del ’ 98; L’amore probabilmente di Giuseppe Bertolucci (in concorso a Venezia nel 2000) e Fame chimica di Antonio Boccola e Paolo Vari (coproduzione Cisa Service, Gagarin Prod. Milano, RTSI) presentato alla Mostra veneziana 2003 e Grand Prix 2004 all’ Annecy Film Festival). Nel frattempo firma e produce il cortometraggio Saluti da Mister Frogg, visto nel 2002 al Festival di Locarno e a inizio 2003 alle Giornate di Soletta. All’ultimo Festival di Locarno, nell’agosto scorso, sono stati presentati, prodotti da Bordoni, il documentario tv di Alina Marazzi Per sempre e Raccionepeccui di Giuseppe Bertolucci. Pio Bordoni, della cui attività politica riferiamo nella cronaca cittadina (a pagina 9) era dal 1998 anche membro della Commissione culturale cantonale, che si occupa dei finanziamenti alle attività culturali del cantone, ed era attualmente presidente della sottocommissione Teatro. A fianco proponiamo un affettuoso ricordo di Pio Bordoni firmato da Mario Garriba, regista di In punto di morte, che vinse nel 1971 il Pardo d’oro come opera prima al Festival di Locarno; già assistente alla regia di Fellini, Garriba è un noto sceneggiatore italiano (tra l’altro ha scritto il lungometraggio Ti ho incontrata domani di Bordoni), docente all’università di Firenze e insegnante di lungo corso al Cisa di Lugano. Il Guido a cui fa riferimento Garriba nel suo ricordo è Guido Parini, amico d’infanzia di Pio.

LA TESTIMONIANZA DI UN VECCHIO AMICO
Ti ho incontrato domani
Tra noi amici, Pio è senz’altro quello a cui piace di più vivere. La vita per lui significa stare comodo come se da quella posizione sia possibile sentire più vicina la felicità. Seduto al bar sceglie sempre l’angolo giusto da cui poter guardare ed essere visto, al ristorante legge poco il menù ma parla a lungo col cameriere ed arrivano piatti solo nostri. Se questo non succede, si alza senza mangiare e lascia la mancia. Anche nei fastidiosi incontri di lavoro è sempre elegantissimo, leggermente curioso e leggermente distratto. Ho sempre osservato con stupore quel fazzoletto piegato nel taschino della giacca, in tinta con la camicia o forse coi calzini. Dopo aver lavorato con lui come sceneggiatore per due o tre suoi film, conosco meglio i suoi desideri. Con lui si tira tardi la sera e la vita si allunga, se poi si parla di cinema si allarga e tutto quello che diciamo diventa vero. Domani è il paese dove gli piace vivere. Un paese che lui riempie di amici, automobili sempre nuove, canzoni rigorosamente anni ’ 60, cene con lui ai fornelli a raccontare sapori e profumi immaginari. Ha anche imparato presto a giocare bene a scopone scientifico, studiando di notte le 44 regole del Chitarrella per vincere. Autoironico fino al paradosso pur di sorridere sempre. Un giorno dei primi anni novanta viene a trovarmi a Firenze: vuole aprire una scuola di cinema a Lugano. Non ci credo, non credo alle scuole di cinema, ma lui insiste per avermi. Mi provoca con una delle sue scommesse: se apre la scuola io insegnerò gratis per un anno. Perdo la scommessa ed oggi sono ancora con lui al CISA che nel frattempo con altri professionisti è diventata importante. Sabato mi ha telefonato Guido, il suo più grande amico, e mi ha detto che Pio è morto. Io non ci credo, ha soltanto litigato con me e non vuole vedermi. Domani, come tante altre volte, faremo pace e saremo ancora insieme per le strade a ridere e a prendere i sogni sul serio. Mario Garriba

Il mio ricordo
Pio Bordoni non è stato solo un uomo di cultura è stato soprattutto un uomo coraggioso. Ha creduto nei propri sogni e molti di questi è riuscito a realizzarli. Ha seminato e raccolto dove tutti gli avevano detto che non sarebbe cresciuto un cazzo. Lui è andato avanti e ha avuto ragione. Adesso si è fermato – per quello che possiamo vedere – ma è sicuro che ovunque sia continuerà a sognare.
Io ho avuto il piacere di conoscerlo qualche anno fa durante gli esami di ammissione al CISA. Ricordo che rimase molto colpito dalla mia lettera motivazionale. Usai uno pseudonimo cinematografico feci altrettanto con l’intestazione e riempii il corpo della lettera con un’infinità di rimandi cinematografici, non parlai mai di me.
Al colloquio mi disse: “Lei ha scritto una lettera interessante, ha fatto un esercizio tipico degli attori, si è messo nei panni di qualcun altro”. Gli altri professori presenti non rimasero così colpiti dalla lettera, erano tutti occupati a farmi presente quanto fosse impegnativa, e a volte noiosa, la scuola. Io ovviamente non mi curai troppo delle loro menate mi interessava solo l’opinione dell’uomo al centro del tavolo: Pio Bordoni.
Con un atteggiamento paterno mi fece vedere tutta la scuola, tutte le attrezzature, e mi fece capire che l’esame di ammissione era andato bene: potevo provare a fare del cinema.
Alla fine decisi di frequentare l’università, non ne sono pentito, però mi sarebbe piaciuto conoscere meglio quell’uomo garbato, pieno di stile e di curiosità, un vero artista insomma.