Punti di vista









IBMA 2005 - I Risultati

La comunità dei blogger si è espressa senza esitazioni in merito alla musica italiana più rappresentativa del 2005. Le scelte sono sicuramente di qualità. L'anno è stato straordinario come da tempo non si vedeva. Per conferme fatevi un giro e leggetevi la classifica che sarà pure di nicchia, ma è bella proprio per questo.

La funzione (laica) del Natale

Non posso non dirmi cattolico, almeno indirettamente. Lo dico non tanto perché la nostra società viene storicamente considerata di derivazione giudaico-cristiana, quanto perchè la mia identità si è formata soprattutto in opposizione alle pratiche e ai precetti cattolici. In altre parole, oggi sono una persona con determinati valori non solo per ciò che essi hanno significato, ma anche perché non ne ho condivisi altri: nello specifico quelli cattolici. Tuttavia a volte mi trovo a condividere alcune delle loro richieste. Per esempio, ho provato un senso di benessere quando Giovanni Paolo II ha chiesto ai parlamentari italiani di mettersi una mano sulla coscienza e di adoperarsi per l'approvazione dell’amnistia e dell’indulto. Non voglio dilungarmi ora sulla questione del sovraffollamento delle carceri e sulle condizioni dei detenuti, che sono al di là di quanto si pretende nella carta dei diritti umani. Fatto sta, che tutti i politici si dimostrarono ossequiosi di fronte alle parole del pontefice, salvo poi dimenticarle con una velocità imbarazzante. Speriamo che le manifestazioni che si sono svolte oggi in numerose città italiane portino ad un risultato concreto, atteso da più di dieci anni.
Da tempo immemore mi capita, durante la mattina del 25 dicembre, di partecipare ad una sorta di funzione laica che viene celebrata direttamente dal popolo dei cittadini reietti. Fuor di metafora, questa sorta di messa laica è in realtà una trasmissione radiofonica chiamata Fuori di cella. Nel corso di questa emissione, curata dai giornalisti di Radio Popolare, viene data la possibilità ai familiari amici e conoscenti dei detenuti, di mandare gli auguri di Natale, via etere, ai loro cari che stanno dietro le sbarre. Fino a qualche tempo fa anche i detenuti potevano mandare i loro auguri alle mogli, alle madri e ai figli attaccati alla radio nelle loro case. Purtroppo quest’anno per volontà del ministro Castelli questa possibilità è stata loro negata. Tutto nella precisa volontà di aumentare la distanza tra chi sta dentro e chi sta fuori, alla faccia delle parole del pontefice. Queste due ore di ‘radio neorealista’ sono diventate per me una consuetudine natalizia, una funzione laica appunto. Se il Natale possiede ancora una funzione spirituale, dovrebbe proprio essere quella di “prendersi a carico” gli altri e ancor più quelli in difficoltà poiché privati della loro libertà. Fuori di cella è una trasmissione di straordinaria umanità, si sentono persone pronte a ripartire, vogliose di apprendere un mestiere, altre più rassegnate e altre felici perché vicine alla fine della pena. Un’iniziativa del genere ha il merito di avvicinare le vite di persone intenzionalmente poste ai margini della società. Dar voce ai carcerati è un’opera di altissima civiltà. È un primo passo per comprendere il vero significato del termine ‘popolazione carceraria’, definizione che – nonostante le banalizzazioni mediatiche – rappresenta una smisurata quantità di persone in carne ed ossa, con le loro colpe con le loro ingiustizie e con le loro passioni. Tutti potremmo essere al loro posto, nessuno, per quanto assennato sia, potrà mai sentirsi al sicuro, immune da errori.
Ogni anno prima di ascoltare Fuori di cella mi dico: “Mi raccomando, niente lacrime”. Poi quando sento un bambino che fa gli auguri al padre in carcere, o una moglie che vorrebbe ricongiungersi, almeno per le feste, con il proprio compagno a cui hanno negato il permesso, o ancora una mamma che non vede da anni il proprio figlio perché detenuto nel braccio di massima sicurezza, io non resisto. Anche quest’anno la mattina di Natale è stata simile ad un fiume in piena, che ci volete fare. Anzi, che ci volete fare un cazzo, mica mi devo scusare.

Questioni d'amicizia

L’amicizia è un sentimento soggettivo, difficile da valutare. Quante domande ci facciamo sul fatto che forse avremmo potuto fare qualcosa di più per un vecchio amico. Allo stesso modo a volte rosichiamo perché avremmo voluto una maggiore considerazione da parte dei nostri sedicenti amici. Se per esempio prendiamo un rapporto di amicizia fra due persone, e per varie ragioni della vita, una di queste si dovesse sentire terribilmente depressa l’altra avrebbe sostanzialmente due opzioni di comportamento. La prima sarebbe forse la più naturale, vale a dire prendersi cura dell’amico in difficoltà adottando un comportamento passivo incentrato sull’ascolto delle pene altrui. In questo caso si è disposti a consigliare e ad assecondare ogni desiderio del malcapitato (sempre che l’amico disperato lo richieda). La seconda sarebbe più attiva, poco disposta all’ascolto e più rivolta all’attività e alle possibilità di distrazione che la vita può offrire. Nella prima si aspetta il grido d’aiuto dell’amico e si sta in camera a parlare, nella seconda non si aspetta niente e si obbliga l’amico ad abbandonare la stanza (anche a calci in culo) per uscire, nonostante le lacrime. Secondo me, fra questi due comportamenti c’è una profonda differenza qualitativa. Il primo comportamento non è una passeggiata, ma il secondo è davvero tutta un’altra cosa. Vorremmo avere tutti un amico così, ci sentiremmo importanti.
Faccio una richiesta scritta al Gesuba per trovarne uno sotto l'albero.

Disposti a tutto

Devo trovare qualcosa per rendere più accattivante questo blog. La ragazza in questione per diventare in breve tempo una blogstar promette di togliersi un indumento ogni venti commenti; io ogni 10 commenti potrei spararmi una sacher e/o una foresta nera (per i non elvetici: è una torta!) e documentare l'aumento di adipe con delle foto artistiche.

Magre consolazioni

Quando leggo certe cose riacquisto un po' di fiducia nell'essere umano. Certo non servirà a riportare in vita Stanley Tookie Williams e forse nemmeno a far riflettere quel pallone gonfiato di Swazy, però è pur sempre un gesto ufficiale mica pizza e fichi.

13.12.05 ore 21.31

È stato uno dei momenti peggiori della mia pur sempre giovane vita. Ieri sera alle 21.31 il mio computer portatile, compagno di tante battaglie, aveva deciso di abbandonarmi senza nessun preavviso; proprio come una donna che con la consueta decisione comunica al proprio compagno di non volerlo più vedere.
Ho schiacciato più volte il tasto on/off ma niente. Nessun segno di vita. Non vedrò più quella sequenza sterminata di 0 e 1 che se uno ci pensa diventa pazzo, soprattutto perché capisce di vivere sotto ricatto e di averne più bisogno dell'aria. Quella scatola è troppo importante e come al solito te ne accorgi quando viene a mancare (nella maggioranza dei casi non viene proprio a mancare è solo più felice con qualcun altro).
Mi sono sentito solo. Non potevo parlarne con amici e parenti. Ho tenuto dentro tutto il dolore cercando di soffocarlo. Un inferno durato una manciata di minuti del tutto interminabili. Ho sudato freddo anche perché, nonostante il Natale, non ho intenzione di sborsare una cifra sempre troppo alta per trovarne un altro.
Ma a Natale non dovremmo essere tutti più buoni? Come ha potuto lasciarmi così? E adesso come faccio a vivere senza? Come lavoro? Come ascolto la musica? Come guardo i porno e soprattutto come scrivo le mie robe per il blog?
Memore di tante lezioni di vita, di informatica e di elettrotecnica ho pensato bene di lasciarlo in disparte, solo, a riprendersi i propri spazi, la sua libertà. Che insegua pure i suoi sogni io non sarò un ostacolo.
Sono rientrato nella sua vita nel momento opportuno, l'ho toccato nei punti giusti e come per incanto è tornato da me, come se nulla fosse successo.
Che culo.

L'abate dei desideri

Probabilmente l'ispirazione l'hanno presa dall'ormai celeberrimo blog dei segreti visto che i biglietti d'auguri che si possono lasciare sull'albero di natale, sia in stazione centrale sia in stazione termini (e forse anche in qualche altro non-luogo) sono anche dei piccoli segreti personali. Ci sono pure degli auguri collettivi che farebbero un gran bene all'Italia intera, già infestata da enormi cartelloni elettorali.
Io non ho avuto tempo di controllare perché in altre
importanti faccende affaccendato, ma si narra in giro che la sera tardi alcuni impiegati comunali ripuliscano gli alberi dai messaggi più spinti. L'ingerenza cattolica si manifesta anche così. Astinenza ragazzi! Che è l'unico modo per non contrarre virus diabolici e per non dover venire in Svizzera a prendere la RU486.

I primi Italian Blog Music Awards

Sullo stimolo di quanto succede nel resto del mondo, il prode Luca 'Cabal' Castelli ha lanciato la sfida: fare una classifica dei cinque album italiani più belli pubblicati nell'anno che sta per finire. I blogger italofoni non dovranno votare solo i cinque dischi preferiti, ma anche i tre migliori blog in lingua italiana. Per i cinque dischi io ho votato: Amari, Baustelle, Moltheni, Offlaga Disco Pax e Sud Sound System, volendo potrei ancora cambiare, ma credo sia la lista definitiva. Per i blog non dico nulla che dopo i prescelti si esaltano. Votate anche voi, alla fine sono previste succulenti sorprese!! Per maggiori informazioni cliccate sull'immagine.

Cose strane

Tipo che se carico nel lettore mp3 Give Up dei Postal Service tutti gli altri file scompaiono. Così, puf.

Diamo voce alle viscere

Solo quando un uomo trascorre con la propria compagna un week-end fuori città, chessò una due giorni sulla neve, e ogni volta che inforca gli sci pensa: “Questo è tutto tempo rubato alle trombate” può dirsi veramente innamorato. Solo allora.

Vota Antonio vota Antonio vota Antonio!!

Dura legge quella del post di fine anno soprattutto per un falso indieblogger come me. Non solo non so fare le classifiche, soprattutto dalla seconda posizione in giù, ma non ho nessuna capacità per poter fare una distinzione, quantomeno accettabile, fra il disco che più mi è piaciuto e quello migliore dell’anno. Come è facile immaginare queste due categorie non sono per nulla la stessa cosa: la prima non è una categoria critica, bensì amatoriale, mentre la seconda è la categoria critica per eccellenza. A me vien solo la prima (sarà che amo troppo la musica) della seconda nemmeno a parlarne. Molti parlano del loro amore definitivamente sbocciato per gli Akron Family, per i Wolf Parade o per gli Arcade Fire o ancora per i Maximo Park. Altri più tradizionalmente celebrano i grandi ritorni di Neil Young, Bob Dylan, Devendra Banhart, Deus e Depeche Mode. Secondo me, nessuno di questi artisti merita lo scettro del disco più bello dell’anno. E vi dirò di più, non lo meritano nemmeno gli Arab Strap, i Bloc Party, gli Arctic Monkeys (li metto anche se non hanno pubblicato un album), i The National, i Low, i Sigur Ros, Sufjan Stevens e gli Amari. Tutti dischi che, per carità, possono occupare, a scelta, una delle posizioni di rincalzo. Ad ogni buon conto, il gradino più alto del podio – interno al mio cuore – è occupato con assoluta sicurezza da un solo artista e il suo nome me lo tengo per me (anche se ormai è più chiacchierato di Albano), poi se qualcuno di voi c’arriva allora: I Clap My Hands and Say Yeah.

La guerra dei (due) mondi

Della serie l'eredità di anni di lotta femminista non ha prodotto grandi insegnamenti nelle donne dell'ultima generazione. Purtroppo.
Qualcuno riesce a spiegarmi perché quando dico ad una donna: "Mi piace da matti la tua testa", lei subito pensa (senza dirlo): "Brutto stronzo vuoi forse dire che il mio corpo ti fa schifo?"
Allora, per prima cosa io ho fatto sì un apprezzamento alla personalità, ma nel contempo anche ad una parte del corpo che non mi pare si possa considerare del tutto secondaria. In più fare un complimento alla personalità di una donna non vuole per forza dire che il resto (del corpo) è da buttare. Anzi.
A questo punto mi chiedo: donna oggetto sì o donna oggetto giammai?